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Il Caso del Pino di Piazza della Repubblica Parla L’Agronomo Mauro Costantino

Dalla vicenda del Pino di piazza della Repubblica ho appreso come sia veramente facile e possibile poter ingannare l’opinione pubblica approfittando di paure e preoccupazioni, per eventi disastrosi trascorsi, senza che nessuno si chieda, ad esempio, il perché?
Da un semplice sospetto, non documentato, né dimostrato, di un presumibile aumento dell’inclinazione di una delle due piante di pino di Piazza della Repubblica, lanciato dal legittimo proprietario, è sembrato già sufficiente per l’opinione pubblica riconoscere la presenza di un pericolo e dunque pensare giusto di eliminarla.
In pratica non è affatto così. Non tutti sanno che esiste oggi una nuova scienza a disposizione degli Agronomi che è L’Arboricoltura. Essa studia la bio-meccanica e la staticità degli alberi al fine di valutarne la fitostabilità e dunque il suo fattore di sicurezza.
Ogni albero è a tutti gli effetti è una vera e propria“equazione matematica”. E’ una risultante di forze che entrano in gioco per creare e modificare continuamente tutta una serie di equilibri statici e dinamici atti a conferire all’intera struttura vivente una tale armonia da renderla stabile su qualunque substrato di crescita, vincendo così la forza di gravità, l’azione dei forti venti, i suoi stessi pesi e tanto altro. Tutto ciò fintanto che non subentrano delle cause di ordinario indebolimento della struttura (Difetti biomeccanici, cause biotiche, abiotiche, antropiche …..) che possono provocarne una lieve o grave riduzione del fattore di sicurezza dell’albero fino ai cedimenti improvvisi e/o schianti parziali o totali. E’ proprio qui che entra in gioco il ruolo dell’esperto Agronomo in grado oggi, quasi con estrema certezza, di scongiurare gravi rischi ravvisando pericoli da specifiche sintomatologie che si rendono palesi e facilmente riconoscibili all’occhio esperto quali : Cancri, cretti radiali, cretti longitudinali, cretti di subsidenza, gibbosità, depressioni, zone di compressione a corteccia inclusa, fusti codominanti, Rapporti sfavorevoli di L/D, Anastomosi, presenze di carie alle sezioni trasversali con rapporti t/r < 0.3, “Travi della sventura” (hazard beam) le cui entità e formazioni possono facilmente guidare l’Agronomo esperto alla redazione di una diagnosi precisa.
In ultima analisi ho anche ravvisato tra i “non addetti ai lavori” una grande confusione sul concetto di pericolo, di vulnerabilità dei luoghi e di rischio e pertanto colgo l’occasione ed invito i lettori a riflettere sul fatto che il RISCHIO esiste solo se esiste un PERICOLO (accertabile solo da un Esperto) e pertanto la vulnerabilità del luogo (o bersaglio) per quanto sensibile sia, non è sufficiente, da solo, per confermare un rischio.
Per quanto concerne il destino del Pino di cui del caso, una perizia di parte redatta da uno stimato mio collega Agronomo (G.E.) dopo una serie di ispezioni, anche strumentali, ha scongiurato la presenza di rischi imminenti soprattutto perché non sono emersi gravi difetti di crescita e non si sono registrati né segnali di avvertimento, nè di cedimento, né di distacchi accidentali, né tanto meno l’aumento presunto dell’inclinazione visto che la fune in propilene collocata anni or sono ha mantenuto negli anni il suo “gioco” cosa che altrimenti oggi sarebbe dovuta apparire, ovviamente, estremamente tesa.
In questa storia direi che l’unico soggetto che ci abbia guadagnato è forse proprio il Pino perché alla fine è stato oggetto di attenzioni e “visite specialistiche” che altrimenti non avrebbe goduto.
Dr.Agr.mo Mauro Costantino
– esperto nel controllo e nella stabilità degli alberi –

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