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Baronissi, addio a Biagio. Una morte assurda

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Ieri pomeriggio Baronissi si è fermata. Non era nemmeno possibile quantificare il numero di persone presenti, dentro e fuori la chiesa di Sant’Agnese a Sava, per l’ultimo saluto a Biagio Capacchione, il sessantatrenne (titolare della Cimep nella zona industriale di Fisciano insieme al fratello Matteo) ucciso da Vincenzo Magliacano la mattina dello scorso 27 dicembre. Una volta erano amici, tanto che la vittima era stato il padrino di Cresima dell’assassino (anch’egli proprietario di un’officina meccanica a Baronissi), poi quest’ultimo avrebbe avuto un crollo emotivo dopo aver perso la commessa di manutenzione per i mezzi di un’associazione di volontariato.
LA FISSAZIONE
Questo episodio lo avrebbe indotto a sentirsi perseguitato da un complotto e, nonostante fosse stato anche sottoposto a cure specifiche, che sembra avesse sospeso negli ultimi tempi perché non gli permettevano di lavorare al meglio, non era riuscito ad uscire da quella fissazione che lo ha portato ad imbracciare un fucile e sparare due colpi contro colui il quale considerava l’artefice dei suoi mali. Magliacano adesso è in custodia cautelare in carcere. Ha ammesso di aver sparato a Biagio Capacchione. La vittima, invece, ieri pomeriggio ha percorso il suo ultimo viaggio terreno. Le esequie, officiate da padre Enrico Agovino, si sono svolte a Sava, la frazione dove Biagio abitava con la famiglia. «Fiducia e speranza nell’affidarsi al Padre Misericordioso – ricorda il sacerdote – perché l’anima di Biagio è adesso al cospetto del Signore» ed è certo che la forza e il coraggio verranno donati a coloro che soffrono in un momento così difficile. Ma l’emozione più forte si è fatta sentire ancor più tangibile quando a prendere la parola è stato Andrea, il figlio di Biagio. «Non avrei mai pensato – dice – che la tua dipartita sarebbe stata così precoce e crudele. Avevamo davanti a noi ancora tanto tempo e i tuoi nipoti avrebbero potuto imparare tanto da te. Quello che posso dire è che eri una persona speciale e questi ultimi giorni me l’hanno dimostrato. Siamo stati circondati dall’affetto di tutti, venuti a renderti onore. Sarà difficile affrontare la vita senza di te che sei sempre stato un punto di riferimento. Mancherai a tutti», e gli chiede di stargli vicino e di dargli la forza, di vegliare su tutta la famiglia e sui suo bambini. Con la voce rotta termina dicendogli: «Ti vorrò sempre bene». Un discorso accolto dall’applauso delle centinaia di persone presenti nella chiesa. Fuori altrettanta gente che ha affollato il sagrato, rimasta all’esterno perché era impossibile riuscire ad entrare. Nonostante ciò è andata crescendo in attesa di salutare il feretro che, all’uscita, avrebbe intrapreso il suo ultimo viaggio. Andrea, che ha accompagnato il padre portando a spalla la bara sia prima che dopo la funzione, non chiede vendetta, ma giustizia. «Credo in quella divina e in quella italiana – spiega – Credo in una punizione ed una pena esemplari».
IL RICORDO
Ma ci sono stati anche altri ricordi di famiglia raccontati dal nipote di Biagio. Lo chiama «zio Gino» e ripete che «nessuno può arrogarsi il diritto di mettersi al posto di Dio» e lo dice con cognizione di causa, lui che ha preso i voti. Continua poi sottolineando quali fossero i grandi amori dello zio: «La famiglia ed il lavoro», a cui si è sempre dedicato con abnegazione. «Eri attento a tutto – dice – Eri diventato il cardine dell’intera famiglia quando è venuto a mancare il nonno». Poi alcuni particolari sul giorno precedente alla tragedia. Il 26 dicembre, Santo Stefano. «L’abbiamo trascorso tutti insieme», racconta, e invita il cugino Andrea a portare avanti gli insegnamenti del padre «perché – ribadisce – questo sacrificio non sia stato vano». Paola Florio , Il Mattino

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