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Avvocati a Napoli è scontro per il terzo mandato fra Berardi e Rossi

Come una slavina, decine di commenti in favore di chi ha sollevato il problema. Parliamo della questione della candidabilità degli avvocati, all’indomani dell’intervento della Cassazione che pone limiti alla carriera degli aspiranti consiglieri: no al terzo mandato consecutivo, necessario assicurare turnazione e ricambio generazionale. Un punto sul quale il dibattito è aperto, all’indomani della presentazione delle liste (a Napoli i termini scadevano sabato mattina) in vista delle elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’ordine degli avvocati per il prossimo 28 gennaio. Sono due le voci che hanno sollevato il caso: quelle della penalista Barbara Berardi che ha deciso di uscire dalla lista «Evoluzione forense», in disaccordo con la scelta del suo leader, l’avvocato Armando Rossi (già presidente del Consiglio) di confermare la sua candidatura; e quella del penalista Mario Papa, in passato presidente nazionale Aiga, che si dice «meravigliato per il silenzio assordante delle grandi figure del mondo forense campano, di fronte al tentativo di sovvertire dei principi di civiltà ribaditi di recente dal supremo organo giudicante. Insomma – aggiunge – chi ha fatto due mandati consecutivi non può stare lì ad usare il pallottoliere, ma deve fare un passo indietro e lasciare spazio agli altri».
LA REPLICA
Diversa è stata in questi giorni la posizione enunciata da alcuni esponenti di vertice del Consiglio dell’Ordine degli avvocati. Sia Maurizio Bianco che Armando Rossi – rispettivamente presidente e past president – hanno infatti confermato la propria candidatura. E lo hanno fatto, regolamento alla mano (articolo tre, comma 4, legge 113/17), sul punto in cui la legge assicura che «dei mandati inferiori ai due anni non si tiene conto». Un principio al quale fanno riferimento diversi seniores che ripropongono la propria candidatura, dal momento che a Napoli si è votato meno di due anni fa. Spiega il consigliere Alfredo Sorge, candidato nella lista «Evoluzione forense», che fa capo ad Armando Rossi: «Nel caso di Armando Rossi, a mio parere, non vi sono problemi di interpretazione della legge, in quanto, prima di ogni cosa, sussiste il dato di diritto positivo, ovvero il testo della legge, che non può mai essere sovvertito da qualsivoglia interpretazione. Ragion per cui, semplicemente applicando la legge esistente, Armando Rossi, che non ha effettuato due mandati biennali ostativi, è perfettamente eleggibile (Rossi ha fatto un primo mandato 2010/2011 inferiore ai due anni, sia pure di poco, che non si considera ai sensi dell’articolo 3 comma 4 legge 113/17. Un secondo mandato 2012/2013 che è stato prorogato per legge, mentre il mandato in corso 2017/2018 pure non si considera perché di durata inferiore ai due anni».
IL TAM TAM
Eppure il caso resta aperto, a giudicare dagli interventi in favore dell’endorsement della Berardi: scendono in campo, sulla piattaforma infuocata di facebook, decine di avvocati, docenti universitari, semplici lettori. Ecco qualche esempio: «La coerenza della collega Berardi dimostra che non tutto è perduto», scrive l’avvocato Peppe Riccio; dello stesso avviso, una consigliera dell’Ordine che «apprezza la coerenza della collega, come merce rarissima»; stessa stima confermata dalla penalista Carla Maruzzelli («ho letto che ti sei ritirata dalla lista di Armando, hai tutta la mia stima»); da parte dell’avvocato Salvatore Lucignano («una scelta che sia di esempio e di monito, anche perché i cavilli di cui stiamo leggendo in queste ore non fanno onore al foro di Napoli»); del consigliere Giuseppe Scarpa («conoscendo bene Barbara, era un gesto che mi aspettavo»); dell’avvocato Massimo Di Palma Caccioppoli («preoccupante che sia l’unica voce fuori dal caro»), del penalista Gennaro De Falco («per questo la voto»), e di tanti altri esponenti del mondo forense cittadino. Mentre torna sulla bagarre di sabato mattina in Tribunale, per il deposito delle candidature, l’avvocato Roberta Foglia Manzillo: «Sono veramente stupefatta per i toni raggiunti che confermano un clima rovente. La lista della quale faccio parte Coesione forense, ha deciso di porsi come punto di mediazione, va tutelato il decoro della nostra professione, all’insegna della coesione attorno agli stessi principi». Leandro Del Gaudio , Il Mattino

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