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AMALFI: LA PORTA E IL SUPPORTICO DELLA MARINA

Passerò alcuni giorni delle vacane natalizie ad Amalfi. Ne sono felice, Da anni non passo il Natale ad Amalfi. Ho prenotato in pieno centro a Piazza Duomo in un accogliente albergo, La Fontana, così chiamato perché è attiguo alla monumentale fontana di San’Andrea, che è stata restaurata da poco.;La scelta è piaciuta molto a mia moglie e, soprattutto, a mia figlia, e ai miei nipoti ch da tempo avevano espresso il desiderio di riscoprire le loro origini amalfitane

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La Costa d’Amalfi è un porto aperto sulle rotte del Mediterraneo. Lo intuirono per primi i nostri Padri Amalfitani e già intorno all’Anno Mille diedero vita alla Prima Repubblica Marinara, che attivò traffici e commerci verso l’Oriente e in quelle terre creò fondachi ed ospedali dando vita a fecondi scambi commerciali oltre che economici. Le testimonianze sono esaltate nelle pagine della storia e sono  ancora visibili nei monumenti disseminati in lungo e in largo per il territorio. Ed,oltretutto, è possibile ritrovarle nelle tradizioni, nell’enogastronomia, nelle abitudini della quotidianità, oltre che nel linguaggio.

Amalfi lo dichiara e lo ostenta con naturale disinvoltura a quanti penetrano nel cuore antico, ma sempre vivo, caldo ed accogliente della città, attraverso la Porta della Marina,provenendo dall’ariosa piazza Flavio Gioia aperta sul mare verso l’Oriente. Vi sono stato di recente e, dopo una gradevolissima cena, a La Caravella, che è stata  e resta la mia casa amalfitana,dove ho respirato aria calda di famiglia, accolto   passeggiata , accolto  dall’affetto di e dalla stima di sempre a  Antonio Di Pino,  impagabile e impareggiabile Maestro di cucina e di accoglienza , dalla garbatissima signora Tania,luminosa di grazie e di sorriso e dalla giovanissima figlia che ha ereditato   la simpatia e la luminosità degli occhi luminosi qualità di fa. Ho dichiarato a voce alta e forte che la Caravella è una risorsa di cui Amalfi dovrebbe essere orgogliosa perché è diventato un punto di riferimento per tutti, indigeni e turisti di cui gli amalfitani dovrebbero essere orgogliosi non tanto e non solo perché è un ristorante di grande qualità e di assoluto prestigio, ma anche e soprattutto perché vi si respira aria di arte e di cultura, in quanto ha saputo arricchirsi nel corso degli anni d  un tesoro di testimonianze come si evince  dal l libro d’oro degli ospiti di grande caratura nazionale ed internazionale come testimonia  anche  l’attigua galleria d’arte, che trasforma il ristorante in un prestigioso museo, in cui si possono trovare pezzi d’autore dell’arte della manualità creativa In questa direzione ho lanciato  l’idea, che Antonio D Pino intelligentemente ha subito accettato con entusiasmo per ipotizzare eventi di assoluto prestigio in occasione dei sessant’anni di vita del  locale storico , facendone un ristorante museo, unico  nel suo genere nel territorio da festeggiare nel corso dell’anno, in una gara/competizione tra le città d’arte, a cominciare dalle quattro repubbliche marinare con il patrocinio delle Istituzioni  italiane ed europee, . Tra le  altre cose ho dichiarato  a voce  alta, che una città turistica si lascia apprezzare anche e, forse, soprattutto dalla cura dei  particolari. L’ho sottolineato mentre ammiravo  l’intelligente cura del restauro di alcuni particolari  degli  AFFRESCHI DEL RISTORANTE.  SONO PASSSATO POI A SOTTOLINEARE IL DEGRADO DI QUEL   gioiello di “lamia del supportico, DELLA  MARINA che è delabrè. come direbbero i francesi, ed avrebbe bisogno di un restauro per esaltare la visibilità e la fruibilità di una bella pagina di storia della città, così come risalta subito  agli occhi e dà fastidio qualche vocale mancante nella lapide che testimonia la riflessione poetica di un Grande. Basterebbero pochi minuti per sanare una ferita . Ma torniamo alla Porta della Marina Sul  lato sinistro un pannello di ceramica colorata, realizzato da Renato Rossi (1950)esalta storia e commerci della città siglando con orgoglio il motivo conduttore delle sue imprese,dalle crociate di Fra Gerado Sasso alla battaglia di Ostia immortalata da una bellissima tela di Raffaello: “Contra hostes fidei semper pugnavit Amalphis“.Ed  il supportico dà la sensazione, fin da subito, di entrare in un museo all’aperto, che ne evidenzia le bellezze di arte e paesaggio antropizzato con quelle lapidi che le esaltano come “anticipo di paradiso” (R.Fucini) ed “Eden ritrovato” (S.Quasimodo)..A distanza di due mesi i miei nipoti ne parlano ancora con incontenibile entusiasmo perché hanno vissuto  una serata di straordinarie emozioni  folgorati dalla bellezzza unica ed irripetibile di Amalfi

Il Supportico della Marina,noto e quotidianamente frequentato da residenti e turisti, un tempo si chiamava de Sandala, come, d’altronde, la Porta, che dava l’accesso alla Platea Calzulariorum, dove erano collocate le numerose botteghe dei calzolai, donde forse il nome “de sandala”, che aveva anche l’attigua chiesetta di S. Maria de Sandala, venerata dai calzolai. La Chiesetta esiste ancora: E’ molto frequentata,anche se ha cambiato nome in S.Maria di Porto Salvo, protettrice dei marinai. Porto Salvo è anche il nome di un buco di delizie gastronomiche, cercato e frequentatissimo da indigeni e stranieri. Ne è regina indiscussa Stella Castello, contagiosa di simpatia, come tutti i Castello. Per molti è quasi un appuntamento fisso per la gioia degli occhi, del palato e dell’olfatto di fronte allo spettacolo ricco, colorato, intrigante di profumi e sapori della ricca rosticceria: crochettes, arancini, parmigiana di melenzane e zucchine, insalata di riso, ricca, colorata e profumata, fiori di zucca imbottiti o semplicemente pasta cresciuta calda d’olio Il tutto consumato in plein air, in piedi o, se, si è fortunati, ad uno dei pochissimi tavoli disponibili sotto lo sguardo vigile, divertito e soddisfatto di  “Stella”. contagiosa di sorriso, coinvolgente con quella parlata musicale e un pò volutamente strascinata, tipicamente amalfitana. Ogni volta che ci capito e, curioso, spio  mi viene in mente quella bella poesia di Salvatore Di Giacomo ” Donna Amalia  a Speranzella” Basta cambiare il nome da Amalia a Stella  e  l’effetto di immagini, di colori, di simpatia, di  profumo e sapori  è lo stesso . Di Stella Castello e delle sue delizie gastronomiche ho già scritto  a lungo in altra occasione, ma mi piace fanne cenno anche in questa breve ma intensa pagina della  mia “geografia delle emozioni”, la rubrica che curo  per questongiornale

Ho prenotato, infattii in piccolo ma delizioso ed accogliente albergo aPiazza Duomo proprio vicino alla  monumentale d Fontana di Sant’Andrea, restaurata da poco,

Giuseppe Liuccio

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