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Agerola. Chiesa gremita per il piccolo angelo Roberto. Lacrime per l’ultimo saluto.

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Un corteo silenzioso ha attraversato la frazione di Campora, seguendo la piccola bara bianca fin dentro la chiesa di San Martino Vescovo. Un dolore che mai i due giovani genitori avrebbero immaginato di provare, quando soltanto due mesi prima si erano ritrovati tra le braccia la gioia più grande, il primo figlio. Neanche il tempo di battezzarlo, Roberto, questo il nome del bimbo, è deceduto durante la notte mentre era nella sua culla. Raccolti in preghiera e per l’ultimo saluto al bimbo, la famiglia, gli amici e i concittadini hanno partecipato al rito funebre, celebrato da don Giuseppe Milo: «Dio manda tra di noi i piccoli come segno del suo amore, infatti la loro presenza tra le nostre case ci comunicano ottimismo e allegria. La semplicità con cui ci concedono la loro confidenza, l’ingenuità vera con cui si aprono a tutti e la loro innocenza grande, fanno dei bambini delle creature davvero speciali, capaci di comunicare quelle doti e quelle virtù che noi tutti vorremmo avere, ma che correndo dietro al nostro egoismo spesso perdiamo. Per questo Gesù mostra di prediligere i bambini, li prende sulle sue ginocchia e li accarezza e afferma, contro la tradizione del suo tempo: “Lasciate che i fanciulli vengano a me e non lo impedite loro”. I bambini hanno molto da insegnarci e noi abbiamo molto da imparare da loro.

Ora ci viene da chiedere: cosa ci ha insegnato Roberto, in solo 2 mesi della sua vita? Anzitutto credo che ci abbia insegnato l’amore e la gioia per la vita sempre. Come eravate contenti, carissima Nadia e carissimo Raffaele genitori di questo piccolo angelo, e voi tutti della famiglia quando il giorno della festa degli angeli, il 2 ottobre Roberto veniva al mondo. Come eravate felici quando, con sacrifico e amore lo avete portato a casa vostra come dono di Dio. Tante domande però affollano ora il nostro cuore: perché la morte di un bambino così piccolo e innocente? Dov’era Dio, invece di salvare Roberto, che amava tanto? Domande a cui né io, né altri, oggi siamo in grado di dare risposta. La nostra fede e la Parola di Dio aprono un piccolo spiraglio nell’infinita grandezza e profondità del nostro dolore: “Dio lo ha tanto amato e lo ha voluto subito accanto a sé nel Regno della Vita e dell’Amore” in maniera forzata dobbiamo dirci e pensare questo. Vedere la piccola bara di Roberto, posta oggi accanto alla culla di Gesù ci intenerisce e ci consola. Roberto è in Paradiso con Lui. La storia di Gesù ci dice che lui quella grotta l’ha illuminata per noi, come illumina le grotte buie della nostra vita». e.p.

Il rito si è svolto nella chiesa di San Martino di Campora

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