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1. “DiversabilArte”, Rassegna di opere d’arte sul tema della diversabilità

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È vero, ci sono andato di proposito, invitato da Paolo e Vincenzo, ma mi sono subito im-medesimato nel turista che, passeggiando distrattamente, viene attratto dalla locandina che lo invita ad entrare nel Chiostro di S. Maria delle Grazie (Piazza S. Antonino – Sorrento) dove dal 1 dicembre 2018 al 7 gennaio 2019, si svolge la X Rassegna “DiversabilArte”, ideata e realizzata da Vincenzo Greco e Paolo Massa, che quest’anno ha per tema: «La Favola». La mostra è un pretesto per discutere, attraverso l’arte, del mondo del fantastico, dell’irreale, in contrasto con le tante tristi realtà che ci circondano. Tanti artisti «diversamente abili» e cioè più abili degli altri (i normali!), traducono in pittura, scultura, collage, la loro voglia di dire: «Eccomi»; parola liturgica che viene ripetuta dal novello presbitero, dal cresimando, per dire: “ci sono anch’io!”, “conta su di me!”. Lungo il percorso c’è la possibilità di una molteplicità di riflessioni etiche per concretizzare l’idea di cambiare i modi di proposte concettuali autoreferenziali e ci sono modalità diverse di interazione che proprio l’arte dovrebbe dare, spostando l’attenzione sui bisogni profondi dell’individuo coinvolto, spesso, da mostre senza alcun rigore scientifico o da proposte concettuali di una non arte. Come mai se dev’essere “la bellezza a salvare il mondo”, cultura e arte non sono più motivo di aggregazione? Questo appuntamento annuale, lodevole non solo per l’Associazione “DiversabilArte”, ma anche per la città che si presta ad essere, nei giorni dell’esposizione coincidenti con il santo Natale, il cardine di una ricerca tesa a rinsaldare la tradizione ed a rinnovare capacità nell’incontro con la spiritualità, che agevola a un riavvicinamento all’incanto dell’armonia, per gratificare gli occhi e il cuore. Certo, parafrasando il critico d’arte Andrea Barretta, «il concetto di arte è molto vasto ma, per questo nostro ambito, potrebbe essere utile partire dall’elevare l’umanità a più alti significati del bello e ad un giudizio di universale attendibilità da poter riferire a un’arte che esprime un sentimento religioso». Per questo la mostra si presta ad essere il cardine di una indagine tesa a rinsaldare la tradizione ed a rinnovare capacità nell’incontro con una particolare ricerca della bellezza. La mostra, a cura di Vincenzo Greco e Paolo Massa, mette in campo molti artisti, pittrici e pittori, che presentano stili e osservazioni differenti, ma con linguaggi stilistici riconducibili a dimostrare una capacità aggregante tra loro, fino a evocare una forza espressiva di grande suggestione. Il percorso espositivo pur andando dal figurativo all’astrazione, dalla pittura alla scultura, attraverso una sequenza di opere particolarmente significative, crea un rapporto per mezzo della “forma” che proprio nel colore trova il suo collante. Artisti che hanno guardato all’equilibrio cromatico, in quello che Kandinskij spiegava come possibile rappresentazione della “realtà spirituale prescindendo da qualsiasi allusione oggettiva”, alludendo al colore dotato di un intrinseco valore trascendente, e noi aggiungiamo alla facoltà di questi artisti di operare con spirito critico e autodeterminazione [Aniello Clemente]

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