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Falsi incidenti fra Torre Annunziata e Castellammare, eccome come funzionava il business

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Falsi incidenti fra Torre Annunziata e Castellammare, eccome come funzionava il business
«Io ho sempre fatto questo. Adesso si campa, ma una volta si facevano i soldi». Scrive Dario Sautto su Il Mattino «Questo» è il sistema dei falsi incidenti e a parlare è uno degli organizzatori delle truffe ai danni delle compagnie assicurative, intercettato durante le indagini condotte dai finanzieri del gruppo di Torre Annunziata, oggi guidati dal colonnello Agostino Tortora, coordinati dal sostituto procuratore della Procura oplontina Sonia Nuzzo. Ieri mattina, su richiesta degli uffici inquirenti guidati dal procuratore Sandro Pennasilico e dell’aggiunto Pierpaolo Filippelli, il gip Antonello Anzalone ha firmato un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per undici persone accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere che, con carattere di serialità, era dedita alle truffe assicurative, falso ideologico, sostituzione di persona e falsa testimonianza, mentre altre persone (due finanzieri e un avvocato) sono state arrestate per favoreggiamento. In totale, però, nel registro degli indagati sono iscritti i nomi di 112 persone, tra cui altri due avvocati, periti, carrozzieri, proprietari di auto e decine di falsi testimoni «professionisti», coinvolte in qualche modo nella giostra dei falsi incidenti.
IL PROFESSIONISTA
A manovrare tutto, secondo gli investigatori, c’era Salvatore Verde, 46 anni, già in carcere per il filone investigativo finito a Roma per competenza territoriale che ha coinvolto 28 persone tra cui tre giudici di pace. Nello studio di consulenza di Boscoreale, dove gli investigatori avevano messo una microspia, avveniva l’organizzazione dei falsi incidenti o l’alterazione dei fatti per veri sinistri stradali, in modo da far incassare al gruppo criminale indennizzi gonfiati e illegittimi. Il vero professionista del cricca era l’esperto Nunzio Sosto Archimio, 68enne, che aveva organizzato ungruppo di «agenti» (tra cui alcuni pregiudicati) procacciatori di «clienti» che mettevano a disposizione le loro auto o moto per organizzare i falsi incidenti. Con il sistema della spartizione territoriale si indicava dov’era parcheggiato il veicolo interessato dalla truffa scattavano gli incarichi dei periti compiacenti. A quel punto, le auto venivano trasformate da alcuni carrozzieri tra cui l’arrestato Pasquale Cuomo che, il giorno prima della perizia che sarebbe servita a quantificare il danno da liquidare, sostituivano pezzi di vetture con ricambi danneggiati. I finanzieri hanno ripreso auto entrate integre in officina, uscite con paraurti o sportelli ammaccati e il giorno dopo tornate come nuove.
I PROCACCIATORI
Se le auto erano dotate di gps, scattava la ricerca dei falsi testimoni. Qui subentravano i procacciatori (Diego e Claudio Pagano, Massimo Izzo, Raffaele Celentano, Catello Aprea e Gennaro Avvisato) che, dopo aver reclutato il cliente, pensavano anche a questi aspetti. E poi c’era chi si «offriva» spontaneamente a Verde, presentandosi nel suo studio, magari dopo un incidente domestico o aver rigato l’auto in garage. «Ho un bel referto medico, che vogliamo fare?» oppure «Vediamo come aggiustare la macchina». Il tariffario variava da caso a caso. Il tariffario variava da caso a caso. Per un risarcimento di 2400 euro, 400 era la parcella dell’avvocato di turno, 900 ciascuno andavano a proprietario dell’auto e organizzatori, circa 200 al carrozziere. Alcuni incidenti, poi, si ripetevano uguali a distanza di anni. Grazie a un certificato medico del 2011, un cliente era riuscito a riproporre un sinistro cambiando la data in 2015. Una vettura era stata coinvolta in due sinistri nella stessa giornata. E ancora, un testimone compare in quasi cento sinistri stradali con varie funzioni. Insomma, un vero e proprio lavoro a tempo pieno, quello delle truffe alle compagnie assicurative, che però nel corso degli anni stava cominciando a rendere meno, come ammettono alcuni intercettati.
GLI INFEDELI
Infine, il capitolo che riguarda due militari della Guardia di Finanza infedeli, che hanno svelato all’avvocato Ivo Varcaccio Garofalo (già detenuto per il primo filone investigativo) del fatto che c’era una cimice nell’ufficio di Verde. Questi riesce a disattivarla il giorno stesso, mettendo di fatto la parola fine alle indagini. I colleghi sono riusciti ad isolarli e ad arrestarli.

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