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Ischia. L’archistar giapponese Atsushi Kitagawara denuncia: “Si è costruito troppo e senza criteri antisismici”

Ischia. L’archistar giapponese Atsushi Kitagawara, presente sull’isola nell’ambito del Premio Ischia di Architettura (PIDA), per il quale coordina il workshop “Protopia Maio”, dedicato proprio al progetto di ricostruzione dell’area di Casamicciola più colpita dal sisma del 21 agosto 2017, descrive la situazione del territorio ischitano in modo diretto. Queste le sue parole: “L’impatto con la zona terremotata di Ischia? Molto triste. Da specialista dell’architettura è stato spaventoso vedere ciò che ho visto. E non ho potuto fare a meno di chiedermi: ma se si sapeva che era zona sismica, come si è potuto costruire in questo modo che sicuramente avrebbe portato alla distruzione degli edifici ad un nuovo sisma? In tutto il mondo si utilizzano tecniche antisismiche, non sono particolarmente difficili, perché non usarle? Su quest’isola ho trovato molte più costruzioni di quante ne avessi immaginate. Poi, però, ho visto anche che è una terra molto ricca di vegetazione, tante specie di piante, tanti fiori e questa è la parte che mi ha destato meraviglia. E la vista del mare con il panorama dalle alture nell’interno, mi ha fatto sentire il vento della storia, il valore di una terra antica. Tecnicamente non c’è problema. Il problema è più che altro sociale e riguarda l’idea che si ha di che tipo di paese si vuole ricostruire, che tipo di società si vuole ricreare. Se manca questa visione, questa proiezione nel futuro, non si può ripartire. Ricostruire come prima non ha senso, si deve programmare guardando lontano, di cento, duecento anni. Ma certo si può fare tutto con le tecnologie di oggi e costruire bene e in sicurezza rispetto all’intensità dei terremoti qui a Casamicciola. Dovete ricostruire in modo da armonizzare di più le parti costruite con la natura che c’è intorno, con più rispetto per la natura dell’isola. Bisogna avere fiducia nei tecnici e in un approccio globale al problema di come costruire. Non basta disegnare una struttura, bisogna considerare il contesto, inserirla nell’ambiente naturale, valutare tutti gli aspetti su cui andrà ad incidere. Dovete cambiare Ischia ora, finché siete ancora in tempo: basta poco per superare il punto di non ritorno”.

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