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Camorra: usura e pizzo, blitz della Polizia e della DIA nel Salernitano, eseguite da Polizia e uomini della DIA diverse misure cautelari nei confronti di esponenti di un clan di camorra

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13/09/2018 – All’alba i poliziotti della Squadra Mobile della questura di Salerno e del commissariato di Cava dei Tirreni, insieme a personale del reparto territoriale dei carabinieri di Nocera Inferiore e della Dia, hanno eseguito un’operazione congiunta nel corso della quale sono state eseguite 14 ordinanze di misure cautelari e perquisizioni nei confronti di esponenti di un clan malavitoso, dedito all’estorsione e all’usura, operante nella zona di Cava dei Tirreni.Dei 14 destinatari, 11 sono stati portati in carcere mentre gli altri tre sono stati posti agli arresti domiciliari. Sono state inoltre eseguite 52 perquisizioni domiciliari che hanno riguardato complessivamente 47 indagati e 5 ulteriori persone. Le indagini hanno permesso di accertare l’esistenza di tre distinti sodalizi criminosi operanti sul territorio di Cava dei Tirreni. I reati contestati sono associazione a delinquere di stampo camorristico, associazione semplice, usura pluriaggravata, estorsione aggravata dal metodo mafioso, associazione finalizzata alla vendita e cessione di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi da sparo. L’operazione è stata eseguita sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Salerno.«Un controllo «davvero molto penetrante» sul territorio di Cava de’ Tirreni reso possibile anche «dalla presenza, all’interno dei rispettivi sodalizi criminosi, di soggetti in allarmanti relazioni con appartenenti alle forze di polizia e con esponenti delle istituzioni locali». Così il procuratore distrettuale antimafia di Salerno, Corrado Lembo, descrivendo l’attività di tre distinti gruppi criminali sui quali si sono concentrate le indagini coordinate dalla Dda di Salerno e culminate, questa mattina, nell’esecuzione di 14 ordinanze di custodia cautelare.Il primo dei tre gruppi, spiega Lembo, è quello «facente capo a Dante Zullo», composto complessivamente da 11 persone, che grazie alla sua forza intimidatrice era dedito alla commissione di delitti di usura aggravata, abusiva attività finanziaria, estorsione aggravata, trasferimento fraudolento di valori e violenza personale. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo controllava «l’attività di raccolta delle inserzioni pubblicitarie presso lo stadio Simonetta Lamberti di Cava per conto della Cavese Calcio, svolta, sulla base di quanto risultava da un contratto rinvenuto nella disponibilità di Dante Zullo, da Carlo Lamberti».Tra i vantaggi e profitti ingiusti realizzati dal clan il procuratore segnala «l’occupazione sine titulo di un fondo in via D’Amico, già condotto dalla famiglia Rispoli e di proprietà della famiglia Montesanto-Carleo, trasformato da suolo agricolo a pista di allenamento per i cavalli, con conseguente realizzazione di un edificio, senza permesso di costruire, nel dicembre 2007 adibito a scuderia, e successiva edificazione di un ulteriore immobile abusivo adibito ad abitazione da Vincenzo Zullo nel 2017». Un secondo gruppo, avente a capo Domenico Caputano, era composto da ulteriori 5 persone ed era «abitualmente dedito alla commissione dei delitti di usura aggravata e di estorsione, talora con ricorso al metodo mafioso». Un terzo gruppo, sempre capeggiato da Domenico Caputano con la partecipazione di 11 persone, «aveva la finalità di gestire una vasta piazza di spaccio sul territorio di Cava».Tra i numerosi indagati non raggiunti dai provvedimenti cautelari, il procuratore Lembo evidenzia «un elevato numero di persone che rispondono dei delitti di false dichiarazioni al pubblico ministero e di favoreggiamento personale, a riprova della forza intimidatrice esercitata dai componenti delle tre associazioni». (RASSEGNA STAMPA – IL MATTINO)

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