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Vico Equense. “Mi chiamo Licia e scrivo queste poche parole perché voglio che tutti sappiano cosa succede ancora oggi, nel 2018 in un piccolo paese”

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Vico Equense. Mi chiamo Licia e scrivo queste poche parole perché voglio che tutti sappiano cosa succede ancora oggi, nel 2018 in un piccolo paese. Io ho due fratelli speciali, per comprenderci meglio “diversamente abili”, si chiamano Francesco e Rosalia e sono la cosa più bella che mi potesse capitare, sono gioia pura, sono il mio esempio di vita e di amore, il più puro che possa esistere, sebbene loro siano veramente una benedizione tutto ciò che comporta il loro essere speciali non lo è.

Essendo gemelli sono affetti da tetraparesi spastica con ritardo psicomotorio, che detto in parole povere significa che non camminano e non parlano, significa che siamo noi a doverli imboccare, grattargli il nasino se gli prude e soprattutto a dover combattere per loro ed è questo che io voglio fare con questo articolo per denunciare quella che per me è una grande ingiustizia.

Per raggiungere la nostra casa noi dobbiamo percorrere un vicoletto molto stretto, questo ovviamente è un limite perché qualsiasi macchina abbiamo comprato per loro deve essere abbastanza capiente da accogliere due carrozzine e abbastanza piccola da entrare nel nostro vicoletto. Qualche anno fa, essendo ormai loro grandi (hanno 28 anni) abbiamo sentito il bisogno di comprare una macchina più grande perché il Porter in cui viaggiavamo prima era diventato troppo piccolo e troppo pericoloso al punto tale che ogni uscita diventava un vero e proprio incubo sia per far entrare le carrozzelle nel portabagagli, smontandole il più possibile e rimontandole dopo, sia perché non potendo stare seduti come le persone “normali” li tenevamo nel migliore dei modi possibili ma sempre rischiando di farli male ad ogni frenata, buca o imprevisto di qualsiasi tipo.

Per questo motivo abbiamo comprato un Doblò adatto al trasporto di due carrozzine che venivano fissate a terra e dunque permettevano di viaggiare in modo sicuro ma purtroppo una volta arrivati a casa abbiamo visto che per pochi centimetri il Doblò non può entrare nel vicoletto perché arrivati ad un certo punto si incastra!

Da quel momento è iniziato il nostro incubo perché nonostante la nostra richiesta di aiuto nessuno ci è venuto incontro, chi per un motivo chi per un altro e ci siamo visti sbattere tutte le porte in faccia. Sono passati ormai alcuni anni e da allora non è cambiato nulla, se non che noi continuiamo a viaggiare in modo disumano, riducendo le nostre uscite al minimo, limitando la vita di due persone che in quanto tali hanno dei diritti, anzi che hanno più diritti di altri. Eppure la soluzione è li, a portata di mano, anzi a qualche centimetro da noi, un’inezia di terreno che il proprietario, senza alcun apparente motivo, ha deciso di non concederci.

Eh si, perché nonostante un gesto di umanità si potesse compiere anche donando, ci siamo offerti di acquistare quel lembo di terra – poco o nulla per il proprietario, il mondo intero per i miei amori – ma le nostre richieste non hanno avuto riscontro; la causa? Vecchi rancori passati, che nemmeno una diversa abilità di due ragazzi è riuscita a sopire o metter da parte.

Allora io mi chiedo e chiedo a chiunque sta leggendo queste righe, nel 2018, in un mondo che consideriamo essere evoluto, dove si parla tanto di umanità dove ognuno si fa paladino dei diritti altrui è giusto che due anime, perché Francesco e Rosalia questo sono, due anime intrappolate in un corpo che le limita (ma che in realtà volano molto più in alto di noi) e dunque è giusto che queste due anime vengano rinchiuse in quattro mura perché pochi centimetri di terreno non possono essere ceduti? E’ giusto limitare la loro gioia? E’ giusto dover dire loro che non possono uscire perché non hanno la fortuna di poter camminare sulle loro gambe? Io credo di no.

E soprattutto credo che tutti, dalle Autorità (che parlano di spiagge superabili) ed a cui abbiamo inoltrato richiesta di farsi carico di questa situazione, fino all’ultimo dei cittadini, saranno pronti ad accogliere la mia richiesta, la voce dei miei fratelli speciali…

Io sono qui a combattere per loro e lo farò a qualsiasi costo perché loro hanno il diritto alla felicità, quella felicità che è al di là di quei pochi centimetri di terreno.

Mi chiamo Licia Caccioppoli e questo è quello che succede a Via Campidoglio, a Preazzano di Vico Equense!

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Commenti

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  1. Scritto da Marinella Alba

    Chi è il proprietario del suolo? Il Comune non potrebbe espropriare i metri quadrati che occorrono per ampliare il viottolo e consentire il passaggio del mezzo di trasporto per i due invalidi? Sarebbe un esproprio per pubblica utilità alla stregua degli epropri per le condotte idriche, elettriche e telefoniche. Sarebbe opportuno coinvolgere l’avvocato Aldo STARACE, esperto amministrativista, in grado di suggerire al Comune la soluzione migliore al suo problema. Un cordiale in bocca al lupo. Alba

  2. Scritto da Monia Belloro

    Cara Licia,
    posso capire in parte la tua difficoltà, avendo avuto simili problemi per consentire alla mia mamma, anche lei in carrozzina dopo un incidente, di uscire di casa in un paese, come Ravello, fatto a scale. Il mio problema più grande, tuttavia, non è stato far cedere un pezzo di terra ad un vicino (anzi!) ma il solito “lassismo” delle istituzioni; il senso civico poi, o ce l’hai innato o non ce lo avrai mai, e per questo la mia famiglia sta continuando a “combattere”, ma questo è un altro discorso!… Purtroppo, in questi casi si può e si deve contare solo sulle proprie forze per far rispettare diritti che, sebbene sacrosanti, vengono scambiati, troppo spesso, per richieste di “favori”! Fatti forza Licia e combatti per i tuoi fratelli, combatti la burocrazia, gli amministratori incapaci, il menefreghismo del “prossimo”, combatti sempre e sappi che, a qualche km di distanza da voi, c’è qualcuno che vi comprende e, seppur solo moralmente, vi sostiene! Buona vita a te e ai tuoi angeli di fratelli!