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Il Sassuolo impone la sua legge Berardi punisce l’Inter

7  Sconfitte per l’Inter col Sassuolo da inizio 2015 a ieri, di gran lunga l’avversaria più ostica per i nerazzurri
4  Gol segnati da Berardi all’Inter (3 su rigore) nelle ultime sei partite contro l’Inter
Ko per l’Inter negli ultimi 3 debutti L’Inter ha perso in 2 degli ultimi 3 debutti in Serie A (1V), tante sconfitte quante nei precedenti 23.

De Zerbi ha sgonfiato la bicicletta di Spalletti. Nemmeno alla partenza, già alla punzonatura aveva le ruote a terra. «Ce l’hanno data, ora bisogna pedalare», aveva detto Luciano, ma ieri gli unici che, pedalando a pieno ritmo, hanno giocato una vera, bella partita sono stati quelli del Sassuolo (autentico incubo nerazzurro: 7° ko dal 2015 a ieri con gli emiliani). Per mezz’ora l’Inter non ha partecipato, ma solo assistito alla gara che gli emiliani stavano dominando con un calcio fantastico, fatto di buona tecnica, ma soprattutto di organizzazione, di tempi esatti, di movimenti che hanno fatto saltare l’impianto già fragile dell’Inter. Prendiamo Boateng, come esempio: uscendo dalla linea del trio d’attacco, risucchiava De Vrij e lo metteva sempre fuori zona e fuori tempo. Non c’era confronto nemmeno a livello atletico, troppo più pronto e reattivo il Sassuolo, che puntava sempre sull’anticipo. In mezzo al campo, il dominio emiliano diventava assoluto, con Magnanelli che sovrastava Lautaro, Duncan (partita pazzesca) che frastornava Brozovic e Bourabia che, arrivato da poco più di un mese, sembrava in questa squadra da più di un anno. Il primo inserimento, con palla-gol sventata da Handanovic, è stato suo.

E CON LA PALLA? L’azione che ha portato al rigore segnato da Berardi era l’emblema della partita del Sassuolo e della non partita dell’Inter. Gli emiliani sono ripartiti riempiendo la metà campo nerazzurra con attaccanti e centrocampisti, fino a costringere Miranda al fallo su Di Francesco. Era un’Inter sconnessa, con i reparti che non legavano. Con Nainggolan probabilmente sarà diverso, ma non basta un’assenza per spiegare quanto stava accadendo sul campo. Tuttavia in quella fase di gioco si pensava che, una volta calato il ritmo del Sassuolo, forse sarebbe emersa la qualità dei giocatori di Spalletti. Si pensava male, perché quando gli emiliani hanno accorciato il passo e la palla è passata fra i piedi dell’Inter, la sua manovra è risultata stanca, monotona, senza armonia collettiva e senza brillantezza individuale, visto che Lautaro Martinez, il protagonista dell’estate nerazzurra, ha cominciato a capire che in Italia la marcatura fa soffrire davvero e non si è mai visto, al pari dell’ex Politano. Il terreno faceva schifo, ma era un handicap più pesante per il Sassuolo e il suo palleggio sempre pulito ed elegante, che per l’Inter.

CON PERISIC. L’unico ad avere le idee chiare era Asamoah che nel primo tempo ha spinto due volte Icardi alla conclusione. L’ex juventino giocava da ala ma alle sue spalle si apriva la voragine di Dalbert (il Sassuolo puntava sempre da quella parte con Berardi). Inevitabile il cambio di Spalletti a fine primo tempo: fuori il brasiliano, dentro Perisic e Asamoah arretrato nel ruolo di terzino. La partita ha preso un altro sviluppo, l’Inter ha iniziato ad attaccare ma, come accennato, i suoi problemi si sono aggravati: in 50 minuti è stata capace di costruire una sola azione pericolosa (Perisic-Icardi, alto), l’altra occasione è nata da calcio piazzato.

CONTROPIEDE SASSUOLO. Con tanto campo davanti, il Sassuolo ha continuato a mettere in difficoltà la difesa nerazzurra che si è salvata col palo esterno di Boateng. Da una parte si giocava un calcio confusionario, senza sbocchi e senza cervello, dall’altra si continuava a manovrare con ordine, con scambi stretti, corti e rapidi. Il Sassuolo usciva dal pressing come faceva una vecchia Roma di Spalletti, con movimenti sincronizzati. Era così ben organizzato che appena è entrato Sensi ha preso possesso del gioco con la stessa logica di Magnanelli. E’ presto, ma la sensazione è che siamo di fronte a una bella squadra vera. E non è l’Inter, almeno per ora.

Manca un rigore su Asamoah   Graziato Miranda
L’involuzione dello scorso anno non ha ancora abbandonato Maurizio Mariani, 56 partite in A, candidato ad un posto da internazionale a gennaio. Tre episodi in area, un penalty dato, forse ci stava il rigore su Asamoah più che Icardi. Tutti episodi al limite, non netti e definiti. No bene anche da un punto di vista disciplinare, si perde diversi gialli.
RIGORE/1
Di Francesco va via in contropiede, Miranda lo accompagna (o sembra farlo) verso l’esterno, ma commette una ingenuità: lo trattiene proprio mentre il neroverde ha il piede sulla linea dell’area. Lo spostamento di Mariani è perfetto, forse la percezione non altrettanto nitida, resta che quella mano c’è: rigore.
(non)rigore/2
Prima protesta dell’Inter: Lirola in area sembra anticipare Icardi, c’è un contatto sul calzettone, la torsione e caduta dell’argentino, però, sembrano esagerate.
(era)rigore/3
Terzo episodio, Magnanelli entra su Asamoah, che è lesto a proteggere la posizione spostandosi verso la sua sinistra. E se il contatto può essere considerato spalla contro spalla, non altrettanto quello sul ginocchio sinistro, falloso e dunque passibile di penalty.
disciplinare
Non bene Mariani con i cartellini. Se è giusto quello per Duncan, grazia Miranda che, già ammonito, entra in ritardo su Boateng. 

fonte:corrieredllosport

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