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Le Rubriche di Positano News - Escursioni d'autore: Emozioni poetiche di Liuccio

LETTERA POSTUMA A MATTEO CAMERA, STORICO AMALFITANO Un contributo elettorale ma non solo per scoprire ed esaltare “Amalfi città d’arte”

Nell’antivigilia del Natale scorso Papa Francesco rivolse agli uomini  di curia una reprimenda che resterà negli annali della Storia del Vaticano, usando parole forti, molto forti. Disse, tra l’altro, che la Chiesa delle gerarchie era affetta da “Alzheimer spirituale” e precisò:l’alzheimer” è un malattia che comporta la perdita della mempria e che nella  gerarchie era diffusa la perdita della memoria dei valori delle origini”.Credo che,mutuando le espressioni di Papa Francesco si possa dire che  Amalfi , nella sua ricca e varia articolazione civile e sociale:amalfitani di nascita e di adozione,residenti e sparsi per il mondo,amministratori ed amministrati, uomini di cultura ed operatori economici, tutti, quindi, me compreso, che mi sento e sono amalfitano di adozione, siamo tutti affetti, chi più chi meno, dal morbo di Alzheimer spirituale, psicologico e cultura, che ci ha fatto perdere in parte o in toto la memoria  con conseguente abbandono dei valori, che guidarono le attività dei Nostri Padri Spero chen nessuno si rizeli, perché questa affermazione riguarda anche me, anzi me più degli altri..Forse sarebbe il caso, perciò, di sforzarsi di recuperarli ed esaltarli , assumendo come guida un amalfitano illustre, uno storico prestigioso, che in libri di grande spessore storico e culturale quei valori li ha recuperati ed esaltati , da par suo. Parlo di Matteo Camera, di cui ripropongo qui di seguito una lettera postuma a lui indirizzata alcuni anni fa e che è pubblicata nel mio romanzo epistolare TERRE D’AMORE: CILENTO E COSTA D’AMALFI(Delta3 Edizioni). Lo spunto mi è stato offerto dalla proposta di Crescenzo de Martino, Carmen Consiglio ed altri amici fatta sul sito “La voce degli  Amalfitani”, tesa all’adozione di un vico. L’idea è ottima  ed è da sostenere con forza procedendo fin da subito a mettere in cantiere azioni concrete. Per intanto sottopongo a tutti gli amici amalfitani la lettura di questa mia lettera postuma ad un Grande Figlio della nostra città, con l’auspicio e la speranza che il suo insegnamento ci sia utile e prezioso a ben operare peril futuro del nostro territorio

 

 

– Matteo Camera storico, antiquario e numismatico,. ha indagato con acume e rigore su vari aspetti della storia dell’Italia Meridionale ed in particolare su quella di Amalfi, sua città natale.“.

La sua opera più significativa resta laIstoria della città e costiera di Amalfi”

 

Illustre e caro Maestro,

 

non riesco a trovare appellativo più appropriato per rivolgermi a Te, da quando, oltre mezzo secolo fa, ti conobbi per la prima volta.Ero giovanissimo ed approdai come docente di Lettere nel Liceo Classico che portava il tuo nome.Mi è ancora memoria nitida di una mattinata luminosa  di gennaio con la brezza carica di mare che mi solleticava, pungente, le narici con gli aromi di iodio e sale: Il cuore mi cantava dentro l’emozione del primo lavoro,la mente mulinava entusiasmo a sogni di futuro, gli occhi registravano stupore allo spettacolo  di quella “reciproca metamorfosi tra terra ed acqua” che faceva, e fa, del grappolo di case di Amalfi un cespo di corallo riemerso e degli scogli intagliati e levigati dal vento e dall’onda pinnacoli gotici a trafiggere il cielo, del miracolo  delle buganvillea (in fiore in pieno inverno) all’abbraccio d’amore con muraglioni di strade panoramiche, di terrazze spalancate sull’infinito, di balconi e finestre al riso di gerani, oblò nella roccia a catturare respiro di risacca  lieve; ed io a passo spedito e con le maree del sangue a galoppo di vene  da Piazza Flavio Gioia verso il Liceo allocato, allora, nei locali dell’attuale Albergo “La Bussola”.

Contagioso di simpatia reciproca l’incontro con gli alunni, felici di avere un insegnante quasi coetaneo, rapporto che si è consolidato nel tempo e che esplode  in abbracci carichi di affetto con molti di loro che  ritrovo, a distanza di decenni, professionisti affermati,  operatori turistici apprezzati sui mercati, ammnistratori locali alle prese con i problemi, spesso drammatici, di un territorio tanto bello quanto esposto a ferite e sfregi per la sua fragilità.Meno caldo e cordiale l’impatto con i colleghi, quasi tutti attempati, che guardarono  il nuovo arrivato con malcelata diffidenza dovuta alla giovane età e, conseguente supposta inesperienza. Tempo qualche mese e si ricredettero con mia somma soddisfazione.

Nel pomeriggio, dopo un pranzo a “La Caravella”, che da allora è diventata la “mia casa amalfitana”,  ristorante situato nella strada a te intitolata mi precipitai in libreria per documentarmi sulla tua produzione di storico. Fui fortunato perchè mi mbattei In Pietro De Luca, anche lui docente di lettere molto stimato e, soprattutto uomo di cultura ed appassionato di ricerche storiche.Sull’onda della simpatia immediata, a pelle, mi fece omaggio della Tua “Istoria della città e costiera di Amalfi”, che conservo ancora per il valore dell’opera in sè arricchita ed impreziosità, anche,,,dal profumo dell’amicizia di uno straordinario e singolare personaggio amalfitano con cui simpatizzai e di cui divenni amico.Fu, il nostro, un sodalizio lungo, sincero e leale ,ritmato da comuni generose battaglie politiche/amministrative condotte con entusiasmo nelle piazze e nell’ aula consiliare. E sì, perchè la lettura della tua storia della città mi stuzicava “curiositas” che cresceva ad ogni pagina come un fiume in piena e mente, anima e cuore si gonfiavano di ammirazione per un popolo che aveva scritto straordinarie pagine di storia sulle rotte del Mediterraneo ed era stato attivo ed intelligente protagonista di incontri di culture e civiltà dando vita ad una feconda ibridazione.E tu avevi narrato le tappe che videro la città festante in armi e che, fiorente di traffici e commerci salutò il galeone della Repubblica padrone dei mari.Io leggevo e mi entusiasmavo e giravo per strade e piazze slarghi e vicoli e mi incantavo all’Amalfi dell’arte nella bellezza sfolgorante del duomo e delle altre numerose chiese. tanto belle quanto poco conosciute, almeno per me, nella ricchezza delle pinacoteche e delle biblioteche pubbliche e private, nella maestosità dei contenitori (arsenali, conventi, chiostri), nel prestigio dei palazzi gentilizi silenziosi ed assorti, nei salotti signorili di piazze e slarghi, nel polipaio dei vicoli che si intersecano e si sovrappongono, corrono al mare e scalano il cielo, sprofondano nel buio dei supportici e rincorrono il sole alla conquista dei limoneti fioriti per incanto sui tetti rossi delle case a sbalzo E mi interrogavo su dogi, cardinali, vescovi, duchi e nobildonne, pittori e musicisti, letterati e mercanti, che mi squarciavano veli di passato dall’alto di un portale, dal marmo annerito di un budello di vico, dalla lastra tombale di un’urna cineraria, dallo stemma  vescovile di un pavimento liso dai passi di preghiera di una chiesa; e, tormentato dai dubbi, correvo a consultare il tuo libro che fu una  sorta di bibbia preziosa per penetrare nel cuore antico di una città che ho amato ed amo con intensità morbosa. Lo feci inizialmente con curiosità di intellettuale e successivamente anche per dovere di ufficio e di funzione, quando  fui chiamato a governare il il turismo, che era e resta il settore trainante dell’economia.

Ho ancora memoria scandita da lancinante nostalgia della mia lunga residenza nella città in una casa con le balconate/terrazze nella gloria della luce, prora di una nave pronta al varo ardito, che mi consigliava e mi consentiva di percorrere a piedi i chilometri di Paradiso che dal Vallone del Cieco portavano, a volerlo, fin sui precipizi aerei di Tovere lungo la Via Maestra dei Villaggi con il museo naturale a cielo aperto, con l’arte delle case di campagna dalle caratteristiche coperture estradossate, accecanti nel nitore della calce viva in stupendo contrasto con il verde screziato di giallo dei limoneti e quello arabescato di viola dei vigneti generosi di vendemmia, con i panorami da estasi dal sagrato delle minuscole chiese aperte ai venti ed al mare, con le macere d’autore che delimitano i terrazzamenti. E, a sera, stanco ma felice della escursione confrontavo le esperienze de visu con le notizie delle tue pagine di storia, cullato dalla litania delle onde che dilavavano gli scogli ed ingravidavano le grotte nella sottostante spiaggia delle sirene.

Altri tempi ed altre stagioni, che feriscono di dolcezza i ricordi; e a farmi compagnia c’è sempre la tua prosa corposa di notizie preziose, mio caro ed illustre Maestro.

Scusami per questa mia lettera forse troppo lunga, ma dettata dall’affetto e dall’ammirazione. Ti scriverò ancora, anche per suggerire ai tuoi concittadini di attrezzare :1)percorsi ragionati sulle tracce della grande storia;,”2) esortare docenti ed alunni ad adottare un monumento c’è solo l’imbarazzo della scelta tra chiese, palazzi gentilizi, fontane, piazze, slarghi, vicoli, ecc.3) riscoprire e valorizzare la toponomastica con l’allestimento e l’allocazione in posti strategici di “legende” in bacheche artistiche, come si fa in tutte le città italiane e straniere, in collaborazione con il Centro di Storia e Cultura, che dispone di ottime professionalità.:

Sarebbero iniziative a costo zero, o quasi, nella direzione di una destagionalizzazione del turismo nel segno di “AMALFI CITTA’ D’ARTE”.

Sono sicuro che ne saresti felice anche tu, che spendesti una vita di studio e di lavoro, come storico/archivista, numismatico , ma anche come “ispettore degli Scavi e delle Antichità della Provincia di Salerno“,per lasciarci in eredità questo messaggio.

Con affetto devoto, tuo

 

Giuseppe Liuccio

 

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