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Vico Equense. L’Istituto SS. Trinità e Paradiso su richiesta al Ministero dell’Istruzione sarà messo in liquidazione

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Vico Equense. Il prof. Vincenzo Esposito, presidente dimissionario del C.D.A. dell’Istituto SS. Trinità e Paradiso e già ispettore tecnico del MIUR, ha ricevuto come commissario straordinario, cioè presidente prorogato, la richiesta al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca della messa in liquidazione dell’Istituto.

Il complesso immobiliare monumentale conosciuto come Istituto di Educazione e Istruzione Femminile “SS. Trinità e Paradiso” di Vico Equense è patrimonio indisponibile dello Stato dato in concessione perpetua all’Istituto per compiti di educandato femminile con facoltà di gestire in forma privata istituzioni scolastiche. Esso possedeva diverse proprietà immobiliari che assicuravano cospicue entrate, oggi inesistenti; godrebbe di censi che hanno perso consistenza nel tempo.

L’immobile denominato “Istituto Pubblico di Educazione e di Istruzione Femminile “SS. Trinità e Paradiso” ubicato in Via Filangieri n° 151 è sottoposto alle disposizioni di tutela di cui al D. L.vo 22.01.2004 n.° 42, Parte Seconda, Beni Culturali, ai sensi dell’art. 1 comma 12; rientra nel perimetro delle zone vincolate ai sensi del D. L.vo 22.01.2004 n° 42, Parte Terza (D.M. 2.5.1957 ex lege 1497/1939 tuttora efficace e a tutti gli effetti del citato D. L.vo n° 42/2004, art. 157, comma 1, lettera b) (Beni Paesaggistici). Rientra nel perimetro del Piano Urbanistico Territoriale dell’Area Sorrentina-Amalfitana (L. R. n° 35 del 20.06.1987) e, pertanto, è sottoposto alle norme di attuazione allegate al suddetto P.U.T.

La struttura dell’immobile è quella tipica del chiostro, architettura controriformata; al piano terreno archi a tutto sesto su pilastri quadrangolari in cui si aprivano ambienti di servizio mentre al piano superiore vi erano le celle delle suore; una scala spaziosa collega il piano terra col primo piano. Il chiostro era stato progettato in un primo momento a pianta quadrata con cinque arcate per lato. In seguito, per sopravvenute esigenze delle monache, l’architetto modificò il primo progetto trasformando il chiostro quadrato in uno rettangolare con arcate. La vicenda costruttiva iniziò con l’istituzione di un conservatorio di religiose. Successivamente il palazzo fu ristrutturato ed il cortile adattato ad ambiente di clausura. Ma le suore non ottennero mai il permesso per la clausura benché richiesto, in quanto ciò contrastava con l’impegno a gestire un educandato. Le monache ricevettero sovvenzioni che resero possibile l’acquisto di altre case e giardini. Il palazzo ha subito fino al 1915 ampliamenti e modifiche. Nel 1808 il convento venne soppresso e iniziarono una serie di vicende che comportarono numerose alterazioni. Nel 1812 tornò ad essere educandato femminile gestito dal Comune. Tornarono le suore con il ritorno dei Borbone. Nel 1868 divenne istituto d’istruzione e le suore ospiti, messe in pensione, poterono restare fino alla morte.

Il Conservatorio occupa un’area fabbricata di 2.632 mq. sia per i terranei che per i vani superiori che è di 3 piani nell’ala nord-ovest; ha un ampio cortile interno di una superficie quadrata di 1584 metriq intermezzata da palme (recentemente rimosse) ed altri alberi con aiuole. Dal lato sud-est vi era un orto di arance di una superfice di 6900 metri quadrati da tutti i lati circondato da strade e senza interferenze di fabbricati limitrofi. Negli anni sessanta del secolo scorso gran parte dell’orto è stata alienata (mq 4.000 c.). L’edificio possedeva camerate per alloggio delle convittrici, bene arredate con suppellettili di proprietà, con studi sul medesimo piano. Il tutto disimpegnato e servito da ampi corridoi. I servizi igienici erano provvisti di docce e bagno, oltre gli accessori. Vi era un’infermeria della capacità di 12 letti, oltre una camera di isolamento. Vi era una capienza di 80 posti letto che per lo più sempre occupati. Vi era ampia sala da pranzo. Il patrimonio è costituito: per la parte immobiliare, dal vasto locale delle scuole e convitto, la chiesa che serve il Collegio ed è incorporata nel fabbricato, dell’agrumeto annesso e di un piccolo uliveto il tutto per un’estensione superiore all’ettaro.

Danneggiato dal terremoto del 1980, ha subito interventi di consolidamento e manutenzione straordinaria. Sono stati predisposti progetti per il restauro al fine di ottenere finanziamenti pubblici senza successo. Il restauro di una metà del Piano superiore è stato realizzato dall’Amministrazione comunale che lo occupa.

Speriamo che al Comune ci sia l’intenzione di volersi occupare della vicenda per ottenere che il complesso immobiliare sia lasciato alla disponibilità della città e che non sia svenduto. Ai posteri l’ardua sentenza.

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