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Un leone e un suonatore di lira: ecco i sigilli che raccontano Ischia tra Grecia e Oriente

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In mostra a Villa Arbusto reperti inediti: parte oggi a Lacco Ameno il convegno su Pithekoussai e l’Eubea, quando l’isola era al centro degli scambi commerciali del Mediterraneo

Un leone e un suonatore di lira. I sigilli di Pithekoussai, l’antica Ischia, parlano d’Oriente. E, ritrovati in sepolture di bambini risalenti alla seconda metà dell’ottavo secolo, per la prima volta si rivelano ai visitatori del Museo di Villa Arbusto, a Lacco Ameno, confermando la madre di tutte le storie: qui passavano tutti, nei tempi in cui il Mediterraneo era terra di migrazioni e scambi commerciali, con qualche polemica in meno.

Erano arrivati da Eubea per colonizzare l’isola, il cui nome greco rimanda all’arte dei vasi, i “pitoi”. E a questo straordinario intreccio di culture è dedicato, da oggi al 17 maggio, un convegno dal profilo internazionale – “Pithekoussai e l’Eubea tra Oriente e Occidente” – che anticipa anche una straordinaria mostra di reperti in parte inedita, che – con il contributo del Museo Archeologico Nazionale di Napoli – vedrà il suo compimento entro l’estate.

Intanto, arriveranno studiosi da tutto il mondo per dibattere di Magna Grecia e incroci di civiltà: Ischia torna riferimento fondamentale, in attesa che crescano anche i numeri del Museo archeologico di Pithekoussai. Ancora pochi i turisti che si lasciano conquistare dal Cratere del Naufragio e dalla Coppa di Nestore. “Un problema anche di comunicazione”, ammette Teresa Cinquantaquattro, che con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, l’università “L’Orientale” e il Comune di Lacco Ameno ha organizzato una tre giorni di conferenze e relazioni. Quartier generale è l’auditorium “Leonardo Carriero” dell’Albergo della Regina Isabella, a pochi metri da Monte Vico, dove sorgeva l’acropoli, e da San Montano, la cui necropoli ha restituito – grazie all’attività dell’archeologo Giorgio Buchner -un vero e proprio mondo, con “corredi funerari unici, che sintetizzano gli scambi con Oriente e Grecia, Etruria e Lazio”, come spiega la Cinquantaquattro. Da un’isola all’altra: gli Eubei a Ischia trovarono le condizioni ideali per insediarsi. Clima e terra fertile, benché minacciosamente vulcanica.

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