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VIAGGIO TRA I PORTONI DI META: I SEGRETI DI UN TESORO DA PRESERVARE foto

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I ragazzi del Salvemini in alternanza presso Positanonews, intervistano Eugenio Lorenzano, paesologo del mare e appassionato d’arte, venendo a conoscenza della storia dei portoni metesi.

Il Comune di Meta nasconde significative testimonianze artistiche del passato, purtroppo sconosciute sia ai turisti, che, addirittura, agli stessi conterranei. È il caso dei portoni della città di Meta, fondamentali opere che permettono di comprendere la storia e la società del nostro paese. Infatti, sono presenti pozzi, lavatoi, giardini e piccole opere d’arte, come affreschi o statuette, tutte testimonianze di una storia passata, ma da conservare. Non esisteva l’acqua potabile, e ciò si comprende dall’esistenza di numerosi pozzi, alimentati dalla pioggia, e i vestiti si lavavano in apposite vasche, talora restaurate egregiamente, in cui i nostri antenati erano soliti inserire persino sanguisughe per ragioni considerate allora igieniche. I portoni, inoltre, siccome fungevano da emblema della famiglia, dovevano simboleggiare la forza del casato, quindi erano sempre ricchi di dettagli e imponenti, come ci testimoniano quelli della famiglia Cafiero.
Uno tra i portoni degni di nota è quello nei pressi del Bar Caracciolo, di fine 18esimo secolo e inizio 19esimo, costruito in opus piperinum. Anche il Palazzo Suarato Russo è tra i più apprezzabili, vantando un lavatoio con maioliche restaurato magistralmente e, nel controsoffitto, un affresco riguardante l’ultima cena. Soggetto di un’azione di sapiente restauro è stato pure il Palazzo di Pacchianella, con contrafforti, archi, un lavatoio e un giardino coltivato a gelso. Persino il palazzo dello stesso Lorenzano è tra le maggiori testimonianze. Ex sede del comune di Meta, presenta una struttura barocca con archi e logge nella parte bassa e alta. Davvero notevole è il giardino di questa fabbrica, uno degli esempi più compiuti dei tipici giardini sorrentini.

Di Daniela Agrillo, Gina Fiore, Angelo di Maio, Antonio Cappiello e Giorgia de Martino.

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