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Napoletani spariti in Messico, spunta mediatore dei narcos. Riflettori puntati su «don Angel», uomo vicino al cartello di Jalisco

Di lui si conosce soltanto il nome, «Angel» (Angelo) ma a Tecalitlan tutti sanno che è un personaggio pericoloso e potente, capace di muoversi agevolmente in quel limbo torbido che fa da linea di confine tra la legalità e l’illegalità. Su quest’uomo di mezza età, che con il «rispetto» dovuto ai piccoli e grandi boss del paese centroamericano in tanti chiamano «don Angel», gravano ombre pesantissime che riportano alla scomparsa nella regione di Jalisco di tre napoletani dei quali dal 31 gennaio non si hanno più tracce. Il suo nome era già stato tirato in causa da alcuni organi d’informazione locale; oggi entra a pieno titolo nelle delicate indagini degli inquirenti messicani, anche grazie ad alcune indagini difensive condotte dai legali che assistono le famiglie di Raffaele Russo, di suo figlio Antonio e di Vincenzo Cimmino. Mediatore o sequestratore? Da quel poco che filtra nelle indagini emerge dunque il ruolo di quest’uomo, considerato una sorta di «mediatore» che vanterebbe relazioni privilegiate con gli ambienti compromessi e corrotti di certa polizia locale, ma soprattutto con i sanguinari criminali del cartello «Nueva generacion de Jalisco», attivi nella zona in cui i tre italiani sono scomparsi e dediti – oltre che ai sequestri di persona – anche al traffico di stupefacenti. Se è vero – come pure sostengono i familiari degli scomparsi – che «don Angel» avrebbe «consegnato» i nostri connazionali ad alcuni affiliati al clan della zona, allora viene da chiedersi come mai, e soltanto adesso, la circostanza viene indicata come nuova pista investigativa. Se dal primo momento si fosse centrata l’attenzione su questo personaggio, forse gli esiti delle ricerche avrebbero portato ad una svolta. Altro quesito: accertato che i quattro agenti della polizia locale che prelevarono Antonio Russo e suo cugino Vincenzo Cimmino – intercettandoli ad una stazione di rifornimento di benzina a Tecalitlan – abbiano «venduto» gli ostaggi per poco più di 100 euro, che cosa avrebbe ottenuto «don Angel» dai criminali del cartello di Jalisco? L’appello della famiglia. Ieri mattina nell’abitazione di Raffaele Russo, a Napoli, è stata convocata una conferenza stampa. Oltre ai familiari dei tre scomparsi erano presenti gli avvocati Claudio Falletti e Luigi Ferrandino. «Questo “don Angel”, secondo quanto emerso dalle nostre indagini – ha detto l’avvocato Ferrandino – è persona nota alle forze dell’ordine e sarebbe un riferimento del cartello criminale che si sostiene abbia sequestrato i nostri connazionali. Non sappiamo ancora se sia stato ascoltato, anche forse perché motivi investigativi suggeriscono di non diffondere informazioni in merito a questa attività». I legali hanno fatto sapere poi di aver chiesto l’intervento dell’Interpol e che già nelle prossime ore in Messico potrebbero arrivare agenti per affiancare gli inquirenti locali. Gli stessi avvocati hanno infine annunciato di volere inoltrare richiesta per due incontri con il capo dello Stato Sergio Mattarella e con Papa Francesco. L’incontro con Alfano. «Speriamo che al più presto arrivi un miracolo», continua a ripetere Francesco Russo, figlio e fratello di due dei tre scomparsi. Il giovane – che si trovava insieme al resto dei familiari a Tecalitlan per vendere generatori elettrici di fabbricazione cinese – si è detto «amareggiato» per i tanti ritardi seguiti alla denuncia di scomparsa (fatta il primo febbraio alle autorità locali): «Ormai sono 35 giorni che non li vediamo, non li sentiamo, non sappiamo se stanno bene o male. Questa è la nostra unica rabbia, il ritardo. Noi speravamo che la faccenda si potesse risolvere in pochi giorni e invece non sappiamo ancora nulla». L’altro ieri le famiglie Russo e Cimmino sono state ricevute – alla Farnesina – dal ministro degli Esteri Angelino Alfano: «Ringraziamo il ministro – ha concluso Francesco Russo – che ci ha ricevuto a Roma: ci è stato assicurato il massimo impegno. Abbiamo fiducia e speriamo ci possa aiutare. Al momento le informazioni che abbiamo sono quelle che tutti conoscono: l’unica cosa certa è che le autorità italiane e messicane ci stanno mettendo il massimo impegno e che la loro priorità è farci riabbracciare i nostri cari». «Alla Farnesina – ha aggiunto l’avvocato Falletti – l’incontro si è svolto in un clima molto familiare, di vicinanza e di solidarietà. Il ministro e i suoi collaboratori sono stati molto accorti e attenti. Ci hanno garantito il loro impegno affinché questa vicenda si possa concludere nel migliore dei modi. Nel pomeriggio siamo stati anche all’ambasciata messicana dove l’ambasciatore ci ha manifestato altrettanta vicinanza e solidarietà». All’incontro con il ministro Alfano – si legge in una nota ufficiale pubblicata su «Esteri.it» – «ha partecipato anche il direttore generale per gli italiani all’estero, Luigi Vignali. È stato fatto il punto sulle azioni in corso finalizzate al ritrovamento dei tre connazionali. Il ministro Alfano ha ribadito il massimo impegno e il senso di urgenza con cui la Farnesina segue la vicenda tramite l’ambasciata italiana in Messico e con il coinvolgimento della Procura e dell’Interpol. Il titolare della Farnesina ha infine illustrato ai familiari il contenuto del suo recente colloquio telefonico con il suo omologo messicano, Luis Videgaray Caso. Nel corso della telefonata, che avuto luogo lo scorso 27 febbraio, il collega messicano ha sottolineato che obiettivi prioritari del governo messicano sono il «ritrovamento dei tre connazionali e la piena giustizia» per l’accaduto. Introvabili anche altri due poliziotti. Ma, oltre ai nostri tre connazionali, in questa brutta vicenda resta il mistero legato ad un’altra scomparsa: quella del capo della polizia locale e del suo vice. Spariti a loro volta nel nulla. Una coincidenza temporale: dei due non si hanno più tracce dalla prima metà di febbraio. Da fonti giornalistiche messicane si apprende invece che è stata rimessa in libertà l’agente donna che era finita in cella per sospette complicità con i suoi colleghi ritenuti coinvolti nel sequestro. Ed infine, per comprendere quale sia lo scenario e l’ambiente di efferata violenza che ogni giorno si consuma in Messico, i siti locali hanno rilanciato una terrificante notizia: nella regione di Jalisco sono stati ritrovati i corpi senza vita e «smembrati» di sei uomini ancora da identificare. (Giuseppe Crimaldi – Il Mattino)

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