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Mail con la firma falsa del presidente Anac. Avvocatessa irpina si finge sorella di Cantone: denunciata

Finge di essere la sorella del presidente dell’Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone e, sfruttando l’omonimia, riesce a ottenere incarichi professionali e compensi per migliaia di euro. Un’avvocatessa di Cervinara, in provincia di Avellino, Maria Virginia Cantone, con studio anche nel Sannio a Montesarchio, è stata denunciata ieri mattina dal magistrato. Cantone ha raccontato ai carabinieri della stazione del centro della Capitale in San Lorenzo in Lucina che era venuto a conoscenza dell’attività dello studio legale della donna, la quale utilizzava la sua firma per inviare mail rassicuranti a ignari clienti. Le mail, tra l’altro sgrammaticate e con un linguaggio giuridico improbabile, firmate falsamente Raffaele Cantone, fornivano a clienti dello studio cervinarese informazioni su pratiche legali e su sentenze passate in giudicato presso il Tar. La professionista era riuscita così a riscuotere parcelle che, nel caso di una coppia della provincia di Pesaro, avevano raggiunto i 20.000 euro. E proprio la coppia pesarese aveva per prima sporto denuncia. Era toccato a gennaio all’avvocato Arturo Pardi inoltrare alla procura di Pesaro una prima denuncia che il 21 gennaio era stata trasmessa alla procura di Avellino. Ieri è partita anche quella di Cantone. Il magistrato da qualche settimana aveva fatto una sua personale indagine per assicurarsi che effettivamente ci fosse qualcuno che millantasse una così stretta parentela con lui (Cantone, in realtà, ha due fratelli maschi) per poi approfittarne. Il procuratore della Repubblica di Avellino Rosario Cantelmo non conferma l’apertura di un’inchiesta sull’avvocato che esercita nel foro di Avellino. «Non ho mai usato il nome del magistrato Raffaele Cantone, io mi chiamo Maria Virginia Cantone e se qualcuno ha voluto ricamare su questa omonimia ne dovrà rispondere», dice intanto l’avvocato. L’avvocatessa chiarisce anche di non aver avuto alcun avviso di garanzia o comunque comunicazione della procura. «Se sarò chiamata a difendermi da queste accuse saprò dimostrare la mia innocenza. A me nulla è stato notificato. Pertanto smentisco la notizia. Poi non ho clienti a Pesaro». L’avvocato nello specifico avrebbe ragione, dato che la coppia che l’ha denunciata non è di Pesaro ma di una località limitrofa. Ma è stato proprio Cantone a individuare diverse persone, due professori universitari in particolare, che avevano avuto conoscenti contattati dall’avvocatessa che avrebbe dichiarato il falso. In realtà una lettera anonima che accennava al presunto millantato credito era stata inoltrata all’Anticorruzione. Gli uffici l’avevano inviata per conoscenza alla procura irpina. Ma quando Cantone ha aveva avuto informazioni dirette da un suo amico docente universitario, ha deciso di approfondire. Questi gli aveva detto che un suo conoscente aveva contatti con un’avvocatessa che si diceva sorella di Cantone. Allora il sospetto che la lettera anonima contenesse elementi di realtà aveva cominciato a farsi strada. La mini-inchiesta di Cantone sulla falsa sorella era poi approdata ad un altro docente universitario. Anche lui lo mette sulle tracce di uno studio legale pugliese che ha intentato cause all’avvocatessa omonima di Cantone. Infine, lo studio di Pesaro che denuncia la presunta truffa ad una coppia da parte delle legale irpina, spalanca lo spiraglio sull’ipotesi del raggiro in atto. Così si muove Cantone, che va dai Carabinieri per denunciare ogni cosa. Le notizie che gli arrivano dall’avvocato di Pesaro sono allarmanti: ci sarebbero mail riportanti la sua firma con l’assicurazione di un suo intervento su procedimenti giudiziari. La firma, dottor Cantone, continua a giocare sull’equivoco. A quel punto il presidente dell’Anac non poteva più attendere, dato che erano state già state constatate in diverse parti d’Italia attività dello studio legale che lo chiamavano in ballo. Una denuncia per tutelarsi dalla finta consanguinea non era rinviabile. E il Cantone vero ha denunciato la sorella inesistente. (Gianni Colucci – Il Mattino)

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