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Costiera amalfitana bucata dalle gallerie. Ingenito “Preoccupato per tutela sito UNESCO”

Tre gallerie in Costiera Amalfitana con un accordo Anas e Regione per realizzare con milioni di euro quelle infrastrutture presentate oggi a Napoli . “Non ho visto i progetti, non ho competenze tecniche e quindi non so dire che tipo di impatto possono avere in un ecosistema così delicato come la Costiera Amalfitana, che ricordo è un sito Unesco – dichiara Agostino Ingenito – Tuttavia esprimo preoccupazione ed auspico che la Regione e gli enti coinvolti siano in grado di garantire la sicurezza di un tale intervento impattante. Ritengo che più che nuove strade, servano messa in sicurezza di quanto esistente, passaggi pedonali e percorsi sostenibili per ridurre i flussi veicolari e incentivare invece le vie del mare. Agostino Ingenito – Presidente Abbac e componente del coordinamento regionale Distretti Turistici della Campania.

Commenti

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  1. Scritto da Beta

    Per usare una metafora medica, meglio un bypass che un intervento a cuore aperto!

    Probabilmente queste piccole gallerie, possono essere risolutive al recupero di microzone del territorio costiero, ad alto valore turistico ma attualmente sottoutilizzate turisticamente, proprio a causa degli effetti nefasti del traffico.

    Diverso è il discorso delle costosissime e faraoniche gallerie di collegamento tra grandi aree (Cava/Maiori) che rappresentano mere
    soluzioni basate solo sulla cura dei sintomi e non della malattia e che potrebbero condurre ad effetti imprevedibili con conseguenze anche
    irreversibili.

    Il caratteristico tracciato della strada costiera amalfitana è stato determinante per lo
    sviluppo e la particolarità urbanistica dei suoi paesi.
    Da sempre e ovunque lo
    sviluppo economico è condizionato dal sistema viario, ne è dipendente e da esso trae vantaggio o ne subisce le conseguenze negative.
    Ovunque il flusso del traffico si ferma, il sistema economico locale è
    avvantaggiato mentre lì dove è “troppo” in movimento, produce effetti negativi.
    Non è un caso che proprio in corrispondenza dei punti di rallentamento viario della strada costiera, sono sorti storicamente i centri urbani, di scambio, lavoro o ristoro.

    Questo delicato e misterioso equilibrio viene troppo spesso alterato con eccessiva superficialità da piani di viabilità meramente statistici che spesso non tengono conto degli effetti reali della vita dei luoghi.

    Strade strette ma ben adattate al paesaggio ed al ritmo pedonale, quando sono state sostituite con corsie più larghe, nell’intento di risolvere il problema viabilità, hanno prodotto a volte
    conseguenze nefaste: il volume del traffico è aumentato, è aumentata la gravità degli incidenti a causa della velocità
    più elevata e l’economia locale è risultata perdente rispetto a realtà limitrofe dello stesso territorio.

    Tali tipologie d’interventi con strutture costruite che richiedono grande impegno di risorse ed hanno un grande impatto nei tempi lunghi, vanno prudentemente valutate per
    evitare sorprese negative a lungo termine.

    Qualsiasi sistema risulta fragile all’insorgere di picchi nella domanda di mobilità, del resto il tema del controllo del traffico è trattato fin dall’antichità.
    Ai tempi della Roma imperiale la Lex Julia
    consentiva l’accesso a Roma dei carri solo nella notte ed il marciapiede era già stato introdotto a
    Pompei!

    Nel ventunesimo secolo per fortuna possiamo disporre di procedimenti informatici con software che tenendo conto del
    tipo di congestione, del comportamento dei singoli veicoli e dei pedoni consentono la
    costruzione di percorsi di mezzi pubblici sincronizzati tra loro e sviluppano i piani semaforici nonché il periodo
    delle intersezioni secondo le relative tipologie, elaborano modelli di previsione con generazione di viaggi,
    distribuzione, calibrazione e ripartizione nodale.

    L’alta tecnologia ancora una volta, ci consentirebbe il lusso di preservare l’ambiente naturale e limitare al minimo gli interventi di trasformazione dell’esistente soprattutto quando si tratta di un patrimonio di pregio architettonico ed ambientale.
    A patto però di affidarci a persone davvero competenti in materia…

  2. Scritto da Giuseppe 1

    Se si devono bucare le nostre montagne solo a servizio di quello che già c’è, parcheggi come luna rossa, isole verdi, spazi polivalenti, tutto tranne che gallerie. I flussi vanno regolamentati non incentivati. L’UNESCO poi, pensi ad adeguarsi alle esigenze dei residenti invece di bloccare e ipotecare solo quello che gli uomini creano.

  3. Scritto da Beta

    Mi piacerebbe commentare ma visto che i commenti dei lettori non vengono più pubblicati, a che scopo farlo?

    1. Scritto da Redazione

      I commenti ci sono quelli precedenti purtroppo non sono stati trasferiti nel nuovo sito ma sono stati archiviati col vecchio