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CAPRI SENZA MEDICO DI FAMIGLIA

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Ettore Mautone Per i cittadini residenti ad Anacapri il medico di famiglia cambia ogni 30 giorni. Ogni mese la Asl Napoli 1 è infatti costretta ad inviare un sostituto pescando dalle retrovie della graduatoria generale della Campania. Nessuno dei camici bianchi presenti nelle prime posizioni della lista degli idonei, vuole infatti trasferirsi stabilmente sull’isola. Dopo il pensionamento del vecchio titolare della convenzione e in mancanza di alternative di fatto l’Asl ricorre a una rotazione. A farsi sentire con una lettera inviata nei giorni scorsi alla direzione generale della Asl Napoli 1 e alla Regione è stato il sindaco Franco Cerrotta. A Capri a mettere una toppa sulla falla che si è creata a metà dello scorso anno, quando il vecchio titolare della convenzione è andato in pensione, è una dottoressa straniera. Abilitata, è oggi stabilmente residente sull’isola. Ogni due giorni a settimana è però costretta a fare la spola per raggiungere la terraferma dove segue il corso di formazione in Medicina generale necessario a conseguire la specializzazione triennale cui si è iscritta in sovrannumero. Un titolo indispensabile per entrare nella graduatoria e aspirare (come stabilito a partire dal 1992) a diventare titolare dell’incarico. Lo sbarramento fissato per entrare in questi corsi (massimo 80 posti all’anno) e l’inutile numero chiuso per l’iscrizione alle scuole di medicina, a fronte dei numeri dei pensionati che crescono ogni anno (saranno 2000 nel 2022) sono i presupposti di un imbuto che certifica il fallimento della programmazione. Un problema generale, che investe tutte le Regioni d’Italia dove spesso e volentieri si trovano medici stranieri disposti a ogni sacrificio e anche a moltiplicare gli incarichi tra sostituzioni e guardie mediche, pur di sbarcare il lunario. Da qui ai prossimi cinque anni la forbice tra fabbisogno e disponibilità di camici bianchi rischia insomma di allargarsi insanabilmente. Un allarme sollevato dal sindacato più rappresentativo della categoria, la Fimmg e dagli ospedalieri dell’Anaao che spingono sul tasto della programmazione da cambiare. In Campania la graduatoria dei medici di medicina generale conta 2.500 iscritti. Ma da anni la lista non viene aggiornata e non si sa chi già lavora stabilmente con incarichi e convenzioni, chi sia invece impiegato come sostituto o chi, ancora, è andato fuori Regione a scontare quattro anni di esilio da titolare per poi avere una corsia preferenziale al rientro provando superare in corsa il punteggio di chi è oggi in testa. Come Salvatore Caizza, 41 anni di Melito specializzatosi nel 2015 in medicina generale prese in quell’anno un incarico provvisorio di guardia medica a Bergamo. Poi a settembre dell’anno successivo divenne titolare a Mantova. «Appena specializzato avevo un basso punteggio, solo 14 un sostituto accumula 0,2 punti al mese. Maturando 4 anni di anzianità di servizio chiederò il trasferimento dalla Lombardia alla Campania avendo una riserva su un terzo dei posti disponibili». Lo Smi invece, propone di allargare i posti nelle zone carenti modificando i massimali. Ma il paradosso campano risiede nel rifiuto di molti a trasferirsi nelle zone disagiate. Insomma per i medici di base in Campania si registra da un lato un precariato di lungo corso fatto di camici bianchi privi di specializzazione e impiegati nelle guardie mediche come titolari e sostituti o al lavoro nel 118 grazie a un corso regionale oggi non più attuale. Dall’altro ci sono i precari per scelta: medici che sono inseriti in graduatoria dopo aver seguito il corso triennale (remunerato con 800 euro mensili e incompatibile con altri incarichi) che però ambiscono a aprire lo studio sotto casa e dunque disertano le sedi disagiate delle isole (come Capri appunto) o delle aree interne. Medici che quasi sempre declinano anche gli incarichi di sostituto (remunerato al 70% rispetto ai titolari ossia circa 2 euro a paziente rispetto ai 3,3 di un medico convenzionato). Altri vanno infine a farsi ossa e punteggio fuori Regione con la prospettiva del rientro. E così anche quartieri di zone popolose come Soccavo e Pianura, in vista del pensionamento del titolare, rischiano di restare sguarnite. Se a ciò si aggiunge lo stillicidio dei pensionamenti con il picco fissato tra cinque anni si comprende che sarà sempre più difficile assicurare l’assistenza territoriale. Il bandolo della matassa? È nel concepire una nuova disciplina per la professionalizzazione dei medici e per l’accesso alla professione, in linea con regole e norme che vigono in mezza Europa.

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