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L’altra Tramonti di fango, che viene fuori con la pioggia

Territorio martoriato dalle piogge torrenziali dei giorni scorsi

Il territorio di Tramonti nei giorni scorsi è stato martoriato dalla fitta e duratura pioggia, con il paesaggio già provato dai primi fenomeni meteorologici, avvenuti circa due mesi fa. Dopo gli incendi estivi, si può notare che è venuto giù un bel po’ di materiale in linea con quelle zone colpite dalle fiamme, laddove l’acqua non trova il suo corso. La frazione Paterno S. Arcangelo è stata protagonista di una grossa inondazione in corrispondenza del vallone Pastenatella, ora liberato in modo provvisorio. Nella foto si può vedere il monte bruciato alle spalle della salita, ma anche la presenza di insediamenti a sovrastare la briglia.

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Nella stessa frazione è giunto materiale terroso sulla strada comunale, proprio nei pressi della Chiesa dell’Ascensione, che si presume sia stato rimosso con mezzi meccanici (vedi foto). Qualche metro dopo troviamo la frazione di Figlino, che non presenta condizioni migliori anzi, dopo i recenti eventi meteorologici proprio qui si rileva la situazione peggiore. Molto materiale di vario genere è giunto sulla strada che attualmente si sta liberando per ripristinare la viabilità verso le frazione alte.

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Il problema si presenta sotto un’altra prospettiva se prendiamo a modello proprio questo caso, in cui non solo l’acqua ha spinto tutti i residui dell’incendio estivo, ma ha trovato sul suo corso tutta una serie di ostacoli. Questo infatti è lo sbocco sovrastante il tratto di curva che si è poi riempito di fango (foto). Questo punto segnala che molto materiale è stato anche qui rinvenuto e rimosso, come documentato fotograficamente sotto, in cui si trova anche un ceppo bruciato.

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Considerando che tra questi due punti ho elaborato che ci sia una pendenza di circa 20% è facile immaginare cosa sia caduto da monte con l’acqua, trasbordando i ponti, ma nemmeno ci si rende conto che questo, certe volte è anche effetto dell’attività antropica, che gioca a modellare il terreno. Allora ecco qui che vi fornisco le prove, ricostruendo approssimativamente ciò si ipotizza sia successo nella notte di lunedì.

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Incolpare l’incendio e i piromani è troppo facile, il problema è che non c’è monitoraggio del territorio e nel caso di avvenute calamità naturali non si fa prevenzione. Non so dire se è l’enorme distanza tra Regione e comuni, o una questione di volontà, ma dopo i proclami non sono giunte le azioni sperate. Ma questo è un discorso generale, che si può definire addirittura di abbandono da parte della classe politica nazionale, ormai indifferente alle cocenti questioni locali. Purtroppo esiste anche un’economia dell’emergenza.

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In attesa che la macchina amministrativa, a tutti i livelli, si applichi con maggior zelo alle cose che riguardano il territorio, siamo presi dall’imminente inizio dei lavori sulla SP1 e nel mentre gli automobilisti, a loro rischio e pericolo, percorrono la “strada” sgomberata dal più recente evento franoso. I soldi ci sono ma non c’è urgenza, finché c’è sempre una scappatoia.