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Insegna Pasolini e la Bibbia, maestro francese sospeso per aver infranto il dovere della neutralità: “Testi inadeguati”

Multato e trasferito per aver fatto studiare ai suoi alunni la Bibbia e per aver proiettato in classe “Il Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini. No, non accade in una teocrazia islamista, bensì nella laica e democratica Repubblica francese, dove un maestro elementare è stato accusato dai suoi superiori di aver infranto il suo […]

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Multato e trasferito per aver fatto studiare ai suoi alunni la Bibbia e per aver proiettato in classe “Il Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini. No, non accade in una teocrazia islamista, bensì nella laica e democratica Repubblica francese, dove un maestro elementare è stato accusato dai suoi superiori di aver infranto il suo dovere di neutralità e, peggio ancora, di aver fatto proselitismo. «Sono vittima di un abuso di potere di chi confonde ateismo e laicismo e oggetto di una sanzione feroce quanto umiliante», attacca Matthieu Faucher, 37 anni, laureato in lettere classiche e amante della cultura antica. «La qualità della scrittura così come le straordinarie storie che vi sono narrate fanno dei testi biblici un formidabile soggetto di studio». Questa vicenda che risolleva la delicata questione dell’insegnamento religioso nelle scuole d’Oltralpe ha inizio il 31 gennaio scorso a Malicornay, un paesino di 200 abitanti nell’Indre, 300 chilometri a sud di Parigi, quando Faucher riceve la visita di un ispettore dell’Educazione nazionale. Il giorno prima alla prefettura locale era stata recapitata una lettera anonima, firmata da un misterioso “comitato di genitori degli alunni”, che denunciava il maestro per aver trasgredito i principi della scuola “républicaine”. Come prima misura, Faucher è “sospeso” dall’insegnamento per quattro mesi. Nel frattempo, però, altri genitori di alunni di Malicornay, una sessantina per la precisione, scendono in piazza prendendo le sue difese e descrivendolo come un maestro appassionato, che fa fare teatro ai bambini, organizza gite e che oltre alla Bibbia fa studiare Harry Potter e Sherlock Holmes. L’inchiesta va avanti, la sua vita professionale e i suoi metodi pedagogici vengono minuziosamente analizzati ed è vagliata ogni accusa della lettera anonima. Come quella di aver organizzato dei cori nella chiesa del villaggio. «Ma sono io stesso che gli ho dato le chiavi perché avesse uno spazio più ampio per le attività extra-scolastiche», dice il sindaco Jean-Paul Ballereau. «E lo sa che cosa cantava con gli alunni? Soprattutto canzoni di Jacques Brel». Gli ispettori scoprono anche che il maestro incriminato si è sposato in comune e che è padre di tre bambini non battezzati. Poco importa: il 29 maggio la commissione disciplinare che esamina il caso emette il suo verdetto. Faucher è trasferito nella scuola di un altro villaggio, dove l’anno prossimo lavorerà come supplente, perché «i testi di studio sottoposti a dei bambini di 9-10 anni sono inadeguati». Diversi intellettuali, tra i quali Régis Debray, si schierano dalla sua parte nella speranza di ottenere la riapertura del caso. Secondo lo storico René Nouailhat «quest’inedito episodio negli annali dell’Educazione nazionale illustra bene le tensioni tra la nozione di laicità e l’insegnamento dei fatti religiosi in Francia». Certo, la legge in materia di servizio pubblico è chiara sul rispetto della libertà di coscienza e dei principi di laicità e neutralità. Detto ciò, questi stessi testi possono essere interpretati in modi diversi. È forse giunta l’ora di modificarli o di entrare più nello specifico per quello che riguarda alcune tematiche, quali appunto la religione? È però difficile non dare ragione al maestro Faucher quando sostiene che gli era sembrato importante spiegare ai suoi alunni perché non bisogna sedersi in tredici a tavola, chi è il signore con la barba su una croce che si vede nelle chiese o per quale ragione a Pasqua non si va a scuola. (Pietro del Re – la Repubblica)

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