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Rigopiano , i bambini si sono aiutati l’uno con l’altro per salvarsi

Fa piangere e riflettere questo articolo di Paolo Vercesi su Il Mattino di Napoli  PESCARA. «Mi trovavo in una stanza con altri due bambini e per tutto il tempo ho sentito la voce di una donna che piangeva e gridava aiuto. In quei momenti, però, io ho pensato alla mia mamma». Edoardo Di Carlo, 10 […]

Fa piangere e riflettere questo articolo di Paolo Vercesi su Il Mattino di Napoli  PESCARA. «Mi trovavo in una stanza con altri due bambini e per tutto il tempo ho sentito la voce di una donna che piangeva e gridava aiuto. In quei momenti, però, io ho pensato alla mia mamma». Edoardo Di Carlo, 10 anni, svela poco per volta frammenti di memoria della terribile esperienza vissuta per due giorni sotto la neve e le macerie dell’hotel Rigopiano. Ricordi che nessuno gli sollecita, al contrario i parenti che lo assistono cercano di distrarre il bambino in ogni modo senza mai parlare del dramma, ma che è lui stesso a tirar fuori uno ad uno con i suoi parenti più stretti, come fosse una terapia. Il bambino non sa ancora di aver perso entrambi i genitori, Nadia e Sebastiano. Nessuno gliel’ha detto che è diventato orfano. Ci sarà modo e tempo per farlo con le dovute maniere. Adesso il piccolo va aiutato a riprendersi dal trauma psicologico e la miglior cura – oltre alla vicinanza della famiglia – è il gioco. Lasciato il letto della Rianimazione, da ieri Edoardo si diverte in compagnia di Samuel Di Michelangelo – altro piccolo sopravvissuto e che non ha ancora notizie dei genitori – in una stanza del reparto di Pediatria dell’ospedale Santo Spirito di Pescara. Appare felice e sereno, Edoardo. Addirittura ride e scherza con la zia Laila, che non lo molla un secondo, e con i suoi fratelloni, Piergiovanni e Riccardo, che in questi giorni lo hanno riempito di affetto e di giocattoli. «I due bambini hanno fatto amicizia e sono inseparabili, vederli sorridere e vivere momenti di spensieratezza ci riempie il cuore di gioia» raccontano i parenti. Quando mercoledì pomeriggio la valanga si è abbattuta sull’albergo, annunciata da ripetute scosse di terremoto, Edoardo, Samuel e Ludovica si trovavano nella sala del biliardo, giocavano tranquilli e si dividevano le confezioni di Nutella ritrovate e fotografate dai soccorritori in quella stanza rivoltata ma tutto sommato integra. La signora che Edoardo sentiva gridare aiuto nella stanza accanto era Adriana Vranceanu, la mamma di Gianfilippo e Ludovica, moglie di Giampiero Parete, uscita sana e salva con tutta la sua famiglia dall’incubo. «Il piccolo Gianfilippo era rimasto con la mamma, Ludovica invece era nella stanza con noi. Quando ci siamo ritrovati soli e al buio io e Samuel l’abbiamo coccolata e tenuta in braccio a turno, tutti insieme abbiamo anche pregato» ha raccontato ancora Edoardo alla zia Laila che dice orgogliosa: «Edoardo è un bimbo eccezionale, uno scugnizzo dotato di grande sensibilità – racconta sorridendo -. Ci ha riferito delle cose, cioè di situazioni avvenute là sotto, che ci hanno fatto sorridere e commuovere». Ad esempio? «Ci ha raccontato che a un certo punto Samuel ha avuto l’esigenza di fare pipì e, con un filo di imbarazzo, ha detto agli altri due: «E adesso come faccio?». «Sei un maschietto, non hai problemi, falla da qualche parte» gli ha risposto Edoardo con una battuta delle sue». Ma quando sotto quel cumulo di neve e macerie la situazione s’è fatta drammatica, la sala del biliardo è diventata una sorta di prigione dagli spazi angusti e senza un filo di luce. È in quel momento che i tre bambini hanno reagito in un modo straordinario e inimmaginabile. Si sono fatti forza l’uno con l’altro e i maschietti si sono trasformati in cavalieri con la loro piccola dama. «Edoardo e Samuel hanno accudito la piccola Ludovica, a turno se la sono tenuta in braccio, le hanno raccontato delle fiabe», e questo è un altro dei ricordi che il piccolo Edoardo ha rivelato alla zia e alla famiglia tutta. Ma con il trascorrere delle ore e poi dei giorni in attesa dei soccorsi, la situazione si è fatta sempre più grave, tra la sala del biliardo e quella vicina del camino si sentivano voci, pianti e grida. Sono stati quelli i momenti più duri per Edoardo e i suoi due amichetti prima del loro miracoloso salvataggio: «Sì, abbiamo pianto tantissimo» ha raccontato ancora il piccolo, emozionato e provato ma anche sorprendentemente forte per il modo e la rapidità con cui si è ripreso, almeno nel fisico. «Noi non gli chiediamo nulla di quanto ha passato e lasciamo che sia lui a tirar fuori quello che ha dentro» ha ribadito la zia Laila Di Carlo. In questa fase va fatto di tutto per proteggere Edoardo sul piano emotivo ed aiutarlo a superare i segni che questo bagaglio di dolore gli ha lasciato addosso. Come ha detto zia Laila, «Edoardo è un bimbo eccezionale». Allora forza Edoardo.