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Quattro Giornate di Napoli Aldo De Gioia "Esplosione della nave Caterina Costa con 600 morti per provocare reazione"

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L’Esplosione della nave Caterina Costa con 600 morti fu provocata dagli americani per provocare la reazione dei tedeschi e quindi la ribellione di Napoli e della Campania con le quattro giornate?   Poche settimane fa i carabinieri hanno bussato alla sua porta. “Professore, vorremmo che ci scriva versi per una lapide in memoria dei 14 militari fucilati dai nazisti a Teverola”. Aldo De Gioia ha preso carta e penna e consegnato il suo ricordo. Studioso di 79 anni, della storia di Napoli conosce anche i frammenti. E sulle vicende del ’43, culminate nelle “quattro giornate” (27-30 settembre), le notizie raccolte dallo storico si intrecciano con i ricordi del bambino. Che a 9 anni fu testimone di uno degli episodi che contribuì alla rivolta: l’omicidio di un marinaio inerme sulle scale dell’università. De Gioia ha ricordato quel ragazzo in una lapide al porto. Nel settembre ’43 Napoli era una città stuprata, il regista John Huston la definì “una puttana malmenata da un bruto”. Per De Gioia in quei mesi si crearono le condizioni di un sodalizio tra alleati e mafiosi siculo americani che favorì la rinascita della camorra, dichiarata sciolta nel 1915. Salta fuori il nome di Tommaso Buscetta, 18 enne in azione tra i sabotatori a Napoli e primo di tanti mafiosi che sarebbero stati caricati nei sommergibili americani. Tra le fonti preziose dello storico, ecco Vincenzo Ingangi, allora capo del movimento comunista a Napoli. Da lui seppe molte cose. «Per esempio che l’esplosione terribile della nave Caterina Costa al porto di Napoli, che causò 600 vittime, non fu un incidente ma un attentato filo alleato per scatenare la rappresaglia tedesca e costringere alla ribellione un popolo che non mangiava da anni. I mandanti – mi disse Ingangi – sarebbero stati 4, uno si avvelenò a Posillipo, un altro si sparò a guerra finita a piazza dei Martiri, di un terzo non si sa nemmeno il nome. Il quarto uomo non si è mai saputo, fonti riservate hanno indicato un italo americano diventato poi celebre nel mondo dello spettacolo». De Gioia riporta fatti e racconti in alcuni suoi libri, Frammenti di Napoli il più completo. Sulle quattro giornate è da poco uscito “La lunga notte” (Rogiosi editore) scritto con Anna Aita ed è in stampa “Quando non c’erano le stelle” (Curto editore). Testimonianza fuori campo quella che il professore ha del sottotenente medico all’ospedale militare di Nocera. «Si chiamava Giustino, era un signore vero che amava vestire da un sarto di fiducia a Roma e farsi la barba anche in tempo di guerra. Quando gli alleati raggiunsero Salerno, da quell’ospedale fuggirono tutti. Tranne lui e il suo attendente. Il quale fece a tempo a convincerlo che non era il caso di andare a radersi in un ripostiglio, quando un minuto dopo quell’angolo dell’ospedale fu sventrato da una bomba». Ferruccio Fabrizio

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